19 gennaio 2020
Aggiornato 07:30
Discorso alla nazione del sabato

Obama: Ricchi sempre più ricchi, mentre il Congresso non agisce

Il Presidente americano è tornato alla carica contro la Washington dei politici e dei lobbisti: «Quasi 7 milionari su 10 sarebbero pronti a pagare di più»

NEW YORK - La classe media americana, che si è impoverita negli ultimi anni, non può sperare che sia il Congresso a risolvere i suoi problemi economici, ma il presidente prenderà in mano la situazione: nel suo discorso alla nazione del sabato, Barack Obama è tornato alla carica contro la Washington dei politici e dei lobbisti tanto invisa agli americani «della strada», e implicitamente ha fatto l'occhiolino agli indignados - spesso giovani - che protestano in questi giorni da New York alla California.
«Negli ultimi 30 anni, la classe media ha perso terreno, mentre i pochi americani più ricchi sono diventati ancora più ricchi», ha esordito Obama, citando uno degli argomenti dei manifestanti, che si definiscono il 99%, senza mai nominarli. «Di fatto, il reddito medio dell'1% degli americani al vertice è cresciuto quasi sette volte più in fretta di quello delle famiglie della classe media», mentre «i prezzi di tutto, dall'assistenza sanitaria all'università sono saliti alle stelle».

«Più americani prosperano, più l'America prospera» - Per non essere accusato di radicalismo, il presidente ha subito ricordato: «In questo Paese non invidiamo la ricchezza o il successo di nessuno, li incoraggiamo e li celebriamo»; ma, ha insistito, «più americani prosperano, più l'America prospera».
Secondo Obama, le proposte legislative per rilanciare l'economia sono semplici: proposte per aiutare insegnanti, veterani, lavoratori edili, tagli delle tasse per la classe media e le piccole imprese. E, ha aggiunto, «un sondaggio ha indicato che quasi sette milionari su 10 sono disposti a farsi avanti e pagare un po' di più per aiutare l'economia».

«Purtroppo - ha proseguito - i repubblicani al Congresso non ascoltano» e si rifiutano di discutere e approvare misure che secondo Obama in passato sono stato oggetto di consenso bipartisan. Ma l'attacco - dal sapore vagamente populista - del presidente si è esteso indirettamente a tutto il parlamento, quando ha ricordato che il loro calendario «prevede solo altre tre settimane di lavoro fra adesso e la fine dell'anno».
Ma le famiglie in difficoltà «hanno bisogno di aiuto ora», ha insistito Obama: «Quindi, se il Congresso non agisce, lo farò io». E per concludere, il presidente ha ricordato le misure esecutive (che cioè può prendere senza bisogno di approvazione parlamentare) che ha annunciato negli ultimi giorni: misure per rifinanziare i mutui sulle case, i prestiti di studio contratti per andare all'università e aiutare io veterani a trovare lavoro nel settore sanitario. Una strategia che la squadra di Obama gli ha suggerito di moltiplicare in vista delle elezioni, assieme agli attacchi a Washington e al Congresso.

Obama ordina la revisione dei prestiti alla «green economy» - Dopo lo scandalo Solyndra, la società californiana produttrice di pannelli solari fallita quest'anno dopo aver ricevuto 535 milioni di dollari di finanziamenti garantiti dal governo, la Casa Bianca ha autorizzato una revisione indipendente su tutti i prestiti erogati dal Dipartimento per l'Energia a sostegno della tecnologia verde.
Stando a quanto riporta oggi il Washington Post, la revisione rappresenta una tacita ammissione dei problemi emersi nel programma di prestiti, fino ad oggi strenuamente difeso dal Presidente Barack Obama e dai suoi collaboratori.
Il programma vanta un portafoglio di 35,9 miliardi di dollari a favore dello sviluppo, nel settore privato, di nuove tecnologie che possano sostenere l'economia e creare posti di lavoro. La revisione del programma durerà due mesi e sarà portata avanti da un ex Sottosegretario del Tesoro, Herbert M. Allison. «Il Presidente vuole investire in energie pulite - ha ribadito la Casa Bianca annunciando la revisione del programma - e mentre continueremo ad adottare misure per garantire che gli stati uniti rimangano competitivi nell'economia del XXI secolo, dobbiamo anche garantire forti controlli sui dollari dei contribuenti.