14 agosto 2020
Aggiornato 04:30
Pena di morte

Troy Davis giustiziato, Sant'Egidio: «Una barbarie»

«Gli USA seguano l'esempio delle altre democrazie e ascoltino l'ONU»

ROMA - Nel caso di Troy Davis la «macchina dell'ingiustizia» della pena capitale si è «coperta di vergogna ulteriore perché aveva, in Georgia e negli Stati Uniti, un'occasione speciale per fermarsi». E' la denuncia della comunità di Sant'Egidio all'indomani dell'esecuzione - vicino alla cittadina georgiana di Jackson - dell'afroamericano 42enne giudicato colpevole dell'omicidio di un agente di polizia.

Tutto ciò, afferma Sant'Egidio in una nota, è «accaduto nonostante prove evidenti di falsità nell'accusa», e «una mobilitazione nazionale e internazionale per aiutare il sistema giudiziario di quello stato a non commettere un altro errore irreparabile, macchiandosi di un crimine evitabile e odioso». L'evento - secondo l'organizzazione religiosa che gode di grande prestigio a livello internazionale -, ha in qualche modo «abbassato al livello di chi uccide tutta la società civile, in nome della legge, ignorando quanti si sono impegnati per fermare questo orrore e per sollevare la comunità da questa umiliazione del diritto e della giustizia».

«Sono stati - prosegue il comunicato di Sant'Egidio - ignorati un sentimento e una richiesta larghi, che hanno coinvolto credenti e non credenti in tutto il mondo, dalla Chiesa cattolica a molte denominazioni cristiane, a esponenti di ogni credo e cultura, in Georgia, negli Usa e nel mondo. E' una vergogna. Una ragione in più per fermare la pena capitale. Per sempre».

Per questo la Comunità di Sant'Egidio «esprime la sua vicinanza alla famiglia di Troy Davis e delle vittime di tutti gli atti di violenza, che non ricevono giustizia, mai, quando una morte si aggiunge a un'altra morte, e meno che mai in questo caso, che colpisce un innocente e umilia il diritto». «L'impegno per l'abolizione della pena capitale trova una ragione in più - conclude la comunità cattolica - Una ragione in più anche per gli Stati Uniti perché si uniscano al resto del mondo democratico e all'invito delle Nazioni Unite ad abbandonare la pena di morte e ad aprirsi a un livello di giustizia più alto ed efficace, sempre capace di rispettare la vita umana».