25 aprile 2024
Aggiornato 12:30
La guerra di Libia

Monici alle tv: «Ci dicevano siete italiani, ci bombardate»

«Hanno ucciso il nostro autista davanti a noi»

TRIPOLI - E' stata una esperienza terribile quella vissuta dai quattro giornalisti italiani rapiti ieri a Tripoli da un gruppo di lealisti di Gheddafi, e liberati oggi in un blitz da un altro gruppo di lealisti. Claudio Monici, inviato dell'Avvenire con una lunga esperienza in teatri di guerra, subito dopo la liberazione ha raccontato ai network internazionali quei momenti drammatici, in cui il loro autista è stato ucciso a sangue freddo davanti ai loro occhi:

«Siamo finiti in una strada molto silenziosa - ha detto il giornalista - dove però si sentivano ogni tanto dei colpi, degli scontri, si è trattato di pochi secondi siamo dovuti tornare subito indietro perché si trattava di una zona di lealisti».

«Ci siamo dovuti fermare - ha proseguito Monici - e poi c'era l'esercito libico e hanno spinto tutte le persone fuori dalla macchina, anche l'autista, e altre persone sono venute con le pistole, non so se fossero civili, ci hanno chiesto 'chi siete, da dove venite, perché siete qui'».

«Abbiamo capito che erano quelli dell'altra parte, molto nervosi, molto arrabbiati e avevano gli occhi iniettati di sangue, ci hanno spintonato, ci hanno fatto uscire, alcuni sono stati presi a calci e picchiati», ha detto ancora il giornalista. «Il nostro autista ha cercato di chiudere la porta del pick-up ma era impossibile, fuori c'erano tante persone con le pistole, e tutti ci dicevano siete italiani, siete della Nato ci bombardate». A quel punto, ha concluso, il giornalista dell'Avanti, «hanno preso l'autista, lo hanno fatto uscire, lui ha capito che per lui era la fine e davanti a noi lo hanno picchiato e lo hanno ucciso».