17 novembre 2019
Aggiornato 15:00
Stragi in Norvegia

Breivik chiamò più volte la Polizia per arrendersi

Avrebbe telefonato col cellulare di una vittima. Ragazzino sopravvissuto scambiato per un complice. Stoltenberg: «Dobbiamo capire perché è successo»

OSLO - Anders Behring Breivik avrebbe tentato di fermarsi, telefonando almeno dieci volte alla polizia durante la mattanza sull'isola di Utoya. Lo avrebbe fatto con il cellulare di una delle sue prime vittime - rivela oggi il quotidiano norvegese Aftenposten - e la polizia gli avrebbe risposto almeno due volte. Alla polizia si sarebbe presentato come «il comandante» e poi avrebbe fornito il suo nome completo, ha raccontato al quotidiano l'avvocato del 32enne norvegese, Geir Lippestad.
«Ha detto di aver ricevuto delle risposte che non capiva e di aver chiesto di essere richiamato, per accertarsi che la polizia avesse ben compreso la sua volontà di arrendersi», spiega Lippestad.
Dopo una pausa in attesa di essere raggiunto da una telefonata, che non è arrivata, l'uomo ha ripreso la carneficina, fino ad essere bloccato, qualche minuto più tardi. Molti testimoni hanno riferito di una pausa di diversi minuti, che potrebbe corrispondere al racconto di Breivik.

Stoltenberg: «Dobbiamo capire perché è successo» - Il premier norvegese, Jens Stoltenberg, ha presentato alla stampa la composizione e il mandato della commissione ad hoc incaricata di trarre un insegnamento dalla tragedia del 22 luglio scorso, con la bomba ad Oslo e la carneficina sull'isola di Utoya.
«Migliaia di persone in tutto il paese hanno bisogno di aiuto e di cure. Per tutti loro è decisivo ottenere una risposta alle domande: cosa è successo? E perché è successo?», ha spiegato Stoltenberg, tre settimane dopo la carneficina compiuta da Anders Behring Breivik.
«E' importante anche per noi come nazione nel suo insieme. Dobbiamo trarre degli insegnamenti da questi attacchi terroristici. L'obiettivo è che tutto ciò non si ripeta mai più. L'obiettivo è, essenzialmente, la sicurezza», ha dichiarato il premier in conferenza stampa.
La commissione, composta da 10 membri, non è una commissione d'inchiesta bensì di valutazione; sarà presieduta dalla giurista Alexandra Bech Gjoerv. Al suo fianco siederanno due ex poliziotti, un ex-responsabile dei servizi segreti, un medico, una ricercatrice esperta di terrorismo internazionale e un insegnante di comunicazione. I lavori dovranno concludersi entro un anno.

Un ragazzino sopravvissuto scambiato per complice di Breivik - Un ragazzo di 17 anni, che si trovava al campus estivo sull'isola di Utoya al momento della strage, ha trascorso una notte in carcere perché scambiato dalla polizia per un complice di Breivik. Nella prigione il ragazzino sotto shock ha trascorso 17 ore, durante le quali i suoi genitori lo credevano morto.
«Pensavo che fossero tutti impazziti per credere che avrei potuto fare qualcosa di simile», ha dichiarato il ragazzino al quotidiano Verdens Gang (VG). La spiegazione forse può essere ritrovata nelle radici straniere del 17enne, Anzor Zhukaev, di origine cecena. La polizia ha confermato di aver tenuto in cella il ragazzo la notte tra il 22 e il 23 luglio, a pochi metri soltanto da quella dove era rinchiuso Anders Behring Breivik, che aveva appena ucciso 69 adolescenti ad Utoya. «Temevamo che si trattasse di un complice assassino che si era poi mischiato alle vittime», ha affermato un responsabile della polizia di Oslo, Johan Fredriksen, citato dal quotidiano.
Liberato a metà giornata del 23 luglio, il ragazzino ha potuto avvertire i familiari per telefono, mentre il fratello maggiore e i suoi amici lo cercavano fra gli ospedali. «Più passavano le ore, più temevo che fosse morto», ha raccontato il fratello.