21 agosto 2019
Aggiornato 09:00
Stragi in Norvegia

Parla il legale del killer norvegese: «E' malato di mente»

Breivik verso giudizio per crimini contro l'umanità: rischia 30 anni

OSLO - Il massacro perpetrato venerdì da Anders Breivik dimostra che il norvegese è malato di mente, lo ha dichiarato il legale dell'omicida, Geir Lippestad, senza precisare se questa sarà la linea difensiva che verrà seguita in tribunale. Breivik, che ha riconosciuto le accuse, «detesta tutti coloro che credono nella democrazia» e ha parlato dell'esistenza di «due altre cellule terroristiche in Norvegia e di numerose altre all'estero» ha proseguito il legale, che ha parlato a un incontro con la stampa estera. Dopo la stragi norvegesi l'Interpol ha deciso di tracciare «un ritratto esatto e attuale dell'estremismo di destra in Europa»: è il primo obiettivo che si è dato l'Interpol all'indomani delle stragi norvegesi.

Intanto le autorità norvegesi stanno pensando di applicare nel caso di Anders Behring Breivik una recente disposizione introdotta nel codice penale norvegese che punisce i «crimini contro l'umanità». Introdotta nel codice penale norvegese nel 2008, questa norma prevede una pena massima di 30 anni di carcere. Citato dal quotidiano «Aftensposten», il procuratore Christian Hatlo ha sottolineato che, al momento, il ricorso a questa norma non è che un'eventualità. Finora, contro Breivik, si è fatto riferimento ai primi due commi dell'articolo 147 del codice penale su «atti di terrorismo», che prevedono una pena massima di 21 anni. Ieri centocinquantamila persone si sono radunate a Oslo per commemorare le vittime delle due stragi che venerdì hanno scosso la Norvegia. A morire nei due attentati sono state 76 persone.

Anders Behring Breivik, 32 anni, non è stato ancora formalmente incriminato, sebbene abbia confessato di essere l'autore delle stragi costate la vita a 76 persone, 8 per l'autobomba Oslo, 68 sull'isola di Utoya. Breivik ha dichiarato di essere innocente ma ha aggiunto che la strage è stata un'azione «necessaria», ha detto, per difendere la Norvegia e l'Europa dal «marxismo culturale». La strage è stata decisa, forse, con altre persone. In aula, Breivik, ha dichiarato inoltre di voler mandare «un segnale forte», accusando il partito laburista al potere di fallimento e di aver permesso «una massiccia importazione» di musulmani, che stanno colonizzando la Norvegia. Per Breivik, accusato di terrorismo, sono state decise intanto 8 settimane di carcerazione preventiva, di cui quattro in isolamento totale. «Sono pronto a passare il resto della mia vita in prigione» ha detto il killer. Ma rischia al massimo 21 anni di carcere.

La polizia dovrà chiarire se abbia agito da solo o con alcuni complici: l'omicida, durante l'udienza, ha affermato di aver preparato gli attentati con l'aiuto di «due cellule». Dopo le indiscrezioni della stampa, la polizia ha confermato che Breivik era stato segnalato ai servizi di sicurezza norvegesi a marzo, dopo l'acquisto di un'ingente quantità di prodotti chimici da un'azienda polacca. «A marzo, abbiamo ricevuto una lista di 50-60 nomi, tra cui c'era il suo» ha detto Janne Kristiansen, direttrice dell'Agenzia di sicurezza della polizia (Pst), alla tv pubblica Nrk. La Pst riceve costantemente «numerose informazioni» su «moltissime persone», ha aggiunto. Nel caso di Breivik, i controlli non avevano evidenziato niente di strano. «Non c'era nulla su di lui, ha vissuto una vita incredibilmente rispettosa della legge» ha aggiunto Kristiansen.