18 novembre 2019
Aggiornato 05:30
Attentati Norvegia

Breivik ammette ma sfida: Non sono colpevole

La strage, dice, era «necessaria». L'uomo ha precisato di voler salvare la Norvegia e l'Europa occidentale dal "marxismo culturale»

OSLO - Mentre una folla inferocita restava assiepata fuori dal tribunale dove era in corso l'udienza di Anders Behring Breivik, il presunto autore delle due stragi in Norvegia, nell'aula si è consumato il primo atto. Breivik ha ammesso tutti i fatti ma con tono di sfida ha aggiunto di non ritenersi colpevole. Nei suoi confronti è stata formulata l'accusa di terrorismo ed è stata decisa una prima misura di quattro settimane di isolamento.

In aula, quindi, Breivik non si è dichiarato colpevole, ma ha detto che la strage era «necessaria». L'uomo ha precisato di voler salvare la Norvegia e l'Europa occidentale dal «marxismo culturale». Lo ha riferito il giudice dell'udienza preliminare, Kim Heger. Breivik ha dichiarato inoltre di voler mandare «un segnale forte», accusando il partito laburista al potere di fallimento e di aver permesso «una massiccia importazione» di musulmani, che stanno colonizzando la Norvegia.

Nel frattempo, c'è attesa per una conferenza stampa della polizia che potrebbe modificare il bilancio della strage sull'isola di Utoya. Il bilancio della carneficina - fermo attualmente a 86 morti - potrebbe essere corretto al ribasso. «In base alle informazioni in nostro possesso, vi sono dei dati che mostrano che il numero dei morti potrebbe essere rivisto al ribasso», ha dichiarato alla televisione Nrk un responsabile della polizia di Oslo. «Se vi sarà un nuovo bilancio, questo sarà comunicato nella conferenza stampa del pomeriggio2, ha chiarito alla france Presse il portavoce della polizia di Oslo, Carol Sandby.

Secondo la stampa norvegese, inoltre, emergono nuovi dettagli del piano dell'estremista. Il vero obbiettivo della sua azione era l'ex premier Gro Harlem Brundtland. La Brundtland, era sull'isola di Utoya la mattina di venerdì e ha lasciato l'isola appena poche ore prima dello sbarco di Anders Behring Breivik. Nei suoi dibattiti online Breirik puntava il dito contro la storica leader del partito laburista, accusandola di aver rovinato la società norvegese e di averla portata nella «direzione sbagliata» con la sua politica di tolleranza e multiculturalismo.