24 agosto 2019
Aggiornato 14:00
La strage in Norvegia

Utoya, 600 persone in balia dell'omicida per due ore

Il racconto dei ragazzi alla stampa e sui blog dell'attacco costato la vita a 91 persone

OSLO - Inseguiti, presi di mira e colpiti: per quasi due ore, decine di giovani norvegesi sono stati in balia di Anders Breivik, 32 anni, accusato della carneficina di ieri nell'isola di Utoya e sospettato dell'attacco a Oslo, costati la vita a 91 persone.
Quando Breivik ha esploso i primi colpi di arma da fuoco, attorno alle 17, quasi 600 persone, soprattutto giovani, erano riuniti sull'isola per un campo estivo della gioventù del partito laburista. «Improvvisamente, si sono sentiti colpi di arma da fuoco dietro una collinetta», ha raccontato sul suo blog una sopravvissuto, Khamshajiny Gunaratnam, aggiungendo di aver pensato subito a un cacciatore.

Con indosso un maglione con la scritta Police, l'omicida, un uomo alto 1,90, ha attirato le sue vittime affermando che era lì per proteggerle e dare loro informazioni importanti sull'attacco avvenuto poco prima a Oslo. «Venite qui, ho informazioni importanti, venite qui, non c'è nulla da temere», ha detto l'uomo prima di aprire il fuoco, stando al racconto di una 15enne all'agenzia stampa NTB. I giovani stavano appunto discutendo e prendendo informazioni su quanto avvenuto nella capitale. Nascosta dietro una roccia, la giovane era a pochi passi dall'omicida: «La gente correva da tutte le parti, come impazzita. Sparava, sparava», ha raccontato. Un altro sopravvissuto, Adrian Pracon, 21 anni, ha raccontato che Breivik «urlava 'vi uccido tutti, dovete morire tutti'.

In un lungo racconto sul suo blog, Khamshajiny racconta la corsa a nascondersi, il tentativo di fuggire a tutti i costi, tra le rocce, per evitare i proiettili. «Corriamo, corriamo. La cosa peggiore è stato quando abbiamo saputo che si trattava di un poliziotto. E di chi potevamo fidarci? Se chiamiamo la polizia, è lui che viene in nostro aiuto? - ha sottolineato - ma abbiamo chiamato lo stesso la polizia. Che ci ha messo un tempo folle ad arrivare». Solo poco dopo le 19 un commando di polizia, arrivato in elicottero, è riuscito ad arrestare l'uomo.
Khamshajiny, insieme al suo amico Matti, riesce a raggiungere la riva di fronte all'isola, distante 700 metri; qui viene tratta in salvo da una barca. «Non sono riuscita a versare una lacrima - conclude sul suo blog - non riesco a crederci: oggi non sono stata uccisa. Inseguita e uccisa».