17 febbraio 2020
Aggiornato 15:30
Al pari del Regno Unito e della Francia

L'Italia addestrerà i ribelli libici. ONU: No alle scorte militari

I combattenti dell'opposizione controllano Wazzan, al confine con la Tunisia

TRIPOLI - Dieci «Istruttori, non consiglieri militari». Il personale che l'Italia ha deciso di inviare in territorio libico, al pari del Regno Unito e della Francia, avrà il compito di «addestrare» i ribelli di Bengasi, fornire «nozioni di come un soldato deve muoversi e deve usare gli strumenti a sua disposizione». Cominciano a emergere i primi dettagli sull'operazione che il governo italiano ha annunciato ieri in favore dell'opposizione al regime di Muammar Gheddafi. E' il ministro della Difesa Ignazio La Russa a fornire le prime informazioni, pur ammettendo che è «ancora troppo presto» per dire con certezza quali saranno i tempi di inizio missione. Molto probabilmente, ha comunque aggiunto il ministro, non si tratterà di Carabinieri, «dato che qui non si tratta di addestrare gente con compiti di polizia ma solo militari».

Intanto, questa mattina, l'Onu ha fatto sapere che non intende chiedere per il momento il dispiegamento dei militari messi a disposizione dall'Unione europea per garantire corridoi umanitari in Libia, per il timore di mettere a rischio il personale civile. L'Ue ha approvato all'inizio di aprile la missione Eufor Libya, che prevede l'invio di circa 1.000 soldati. «Per il momento, siamo in grado di operare con mezzi civili», ha detto il responsabile delle operazioni umanitarie Onu, Valerie Amos, facendo propri i timori espressi da diverse ong su una commistione tra operazioni militari e umanitarie.

Per quanto riguarda la situazione sul campo, mentre i leader della comunità internazionale proseguono i loro contatti per trovare una soluzione diplomatica alla crisi, i combattimenti in Libia continuano a provocare vittime civili. Sette persone sono morte ieri sera, e altre 18 sono rimaste ferite, in una serie di incursioni aeree della Nato nella regione di Khellat al Ferjan, a sud-ovest di Tripoli. Secondo l'agenzia ufficiale libica Jana, i bombardamenti hanno distrutto un «certo numero di case ed hanno terrorizzato le donne e i bambini di questa regione». La Nato ha però riferito di non avere «alcuna indicazione» riguardo a presunte vittime civili nelle incursioni di ieri nell'area della capitale. I ribelli libici, dal canto loro, hanno preso stamane il controllo del valico di frontiera di Wazzan, al confine con la Tunisia: secondo fonti tunisine almeno un centinaio di militari governativi avrebbero attraversato il confine per evitare la cattura.

E mentre la comunità internazionale piange la morte di Tim Hetherington e Chris Hondros, i due fotografi di guerra uccisi ieri a Misurata, il Presidente sudanese Omar al Bashir ha confermato che Sudan non offrirà asilo al leader libico Muammar Gheddafi, perchè Khartoum non vuole avere «problemi con il popolo libico».