24 gennaio 2020
Aggiornato 05:00
Afghanistan

La transizione parte da Herat, la città degli italiani

La notizia è stata confermata ufficialmente, questa mattina dal presidente Hamid Karzai. A militari sarà affidata la sicurezza di altre aree dell'ovest

ROMA - Il processo di transizione dei poteri in Afghanistan inizierà da Herat, la città che ospita il comando della missione militare italiana. La notizia, che era nell'aria da settimane, è stata confermata ufficialmente, questa mattina dal presidente Hamid Karzai. A partire dal prossimo luglio, la sicurezza del capoluogo dell'omonima provincia sarà totalmente in mano alle forze di polizia e al nuovo esercito afgano. L'Afghanistan «prenderà la piena responsabilità della sicurezza» delle province di «Kabul, ad eccezione del distretto di Surobi, Panshir e Bamyan», ha detto Karzai. Alle legittime autorità afgane passerà anche il controllo dei «capoluoghi di provincia Herat (ovest), Lashkar Gah (sud), Mazar-i-Sharif (nord) e Mehtarlam (est)». La transizione dovrà essere completata entro la fine del 2014.

Il popolo afgano «non vuole più che siano altri a garantire la responsabilità della propria sicurezza», ha dichiarato Karzai, pur sottolineando che si tratta di un obiettivo delicato, in un paese devastato da oltre 30 anni di conflitto. «Abbiamo convenuto con la comunità internazionale che la responsabilità della governance deve essere trasferita agli afgani e questo accordo sarà messo in pratica sulla base del programma della transizione» che dovrà essere completata entro il 2014, ha spiegato ancora il capo dello Stato.

Ma cosa cambierà, da luglio, per il contingente italiano? Di fatto, si tratterà di un passaggio di consegne che avrà scarse ripercussioni, a breve termine, sull'operatività dei nostri militari. Dopo una fase in cui il numero delle nostre truppe è aumentato fino a circa 4.200 unità, avrà inizio una fase di lento e parziale rientro delle truppe che, in linea con la strategia messa a punto dalla Nato, terminerà a fine 2014. Nella città afgana continueranno ad operare gli uomini del Provincial Reconstruction Team (Prt) a guida italiana - la struttura messa a punto per le diverse attività di ricostruzione della provincia - e i militari del Regional Command West, il comando delle operazioni Isaf nell'ovest del paese che fa capo all'Italia.

Cesseranno, invece, tutte le attività svolte dai soldati italiani a Herat per il controllo e la gestione della sicurezza, salvo esplicite richieste di soccorso da parte di Kabul: tutti questi compiti saranno assorbiti in toto da polizia ed esercito locali, che da mesi ormai svolgono operazioni analoghi con l'affiancamento dei nostri soldati. Tutto il personale italiano, che fino al prossimo mese di luglio continuerà ad occuparsi della sicurezza in città, sarà dislocato in altre aree della regione ovest dell'Afghanistan. Non tutto il territorio affidato al comando italiano, infatti, può ancora considerarsi sicuro. Particolarmente delicata resta ancora la situazione nella parte meridionale, nelle aree di Shindand e Farah, nella regione del Gulistan.

Assai difficile permane, inoltre, la gestione della sicurezza attorno a Bala Murgab, nella parte nord. Qui gli italiani, con un lavoro continuo che dura ormai da molti mesi, sono riusciti ad allargare la bolla di sicurezza che circonda la città. Alcuni residenti dei villaggi vicini, che erano stati costretti a fuggire per non cadere sotto le grinfie dei combattenti islamici, sono tornati nelle loro case. Ma la vastità del territorio non consente, al momento, previsioni molto ottimistiche a breve termine: l'area esterna alla bolla di sicurezza rimane fortemente instabile e servirà ancora del tempo per strapparla al controllo di insorti, trafficanti e criminali comuni.