2 aprile 2020
Aggiornato 15:00
Le rivelazioni di Wikileaks

L'Ambasciata Usa: persa la fiducia in Karzai

Il ritratto del presidente afgano emerge da una serie di messaggi confidenziali dell`ambasciata americana a Kabul

NEW YORK - E' brutale, schietto, spesso imbarazzante, il ritratto del presidente Hamid Karzai che affiora dal nuovo materiale messo in rete da WikiLeaks: il ministro degli esteri dell'Oman dice di «aver perso fiducia in lui»; un diplomatico britannico esprime «profonda insoddisfazione»; secondo un funzionario australiano «Karzai ignora la realtà»; un diplomatico dell'Arabia Saudita sostiene che l'Afghanistan «sarebbe migliore senza di lui», mentre il segretario generale della Nato è convinto che «abbia una doppia personalità».

Il ritratto del presidente afgano emerge da una serie di messaggi confidenziali dell'ambasciata americana a Kabul - inviati tra il 2004 e il 2009 - ottenuti da WikiLeaks, e distribuiti a una serie di quotidiani. In questi dispacci è possibile seguire la parabole discendente di un politico, all'inizio motivato, appoggiato dall'occidente, la cui reputazione si è progressivamente deteriorata: ora, scrive il New York Times è «un uomo accerchiato dai nemici che spesso lascia perplessi, delude, e fa infuriare i suoi alleati».
Eikenberry, l'ambasciatore Usa a Kabul, critica Karzai senza mezzi termini. E' l'aprile del 2009, e il diplomatico, ufficiale dell'esercito in pensione, non sembra più riporre molta fiducia nel presidente afgano. «La sua incapacità di afferrare i più elementari concetti di uno stato, la sua profonda e radicata insicurezza come leader vanificano i nostri migliori sforzi di cercare in lui un responsabile alleato».

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