26 maggio 2020
Aggiornato 03:00
Birmania

Suu Kyi: caso più difficile del Sudafrica di Mandela

La leader democratica: sarebbe tutto più facile «se fossimo di colore» invece «siamo un Paese nel limbo»

RANGOON - La liberazione della leader democratica birmana Aung San Suu Kyi è stata descritta come «il momento Mandela» della Birmania, a ricordare il giorno, l'11 febbraio 1990, in cui Nelson Mandela lasciò la prigione e il Sudafrica conobbe la fine dell'apartheid. Ma a giudizio di Suu Kyi, la situazione birmana è più difficile di quella sudafricana del 1990.

Paese nel limbo - «Credo che la nostra situazione sia più difficile di quella del Sudafrica - dice in un'intervista al quotidiano britannico Guardian - il Sudafrica aveva già fatto passi avanti verso la democrazia quando Mandela venne rilasciato. Qui in Birmania, noi non siamo vicini a niente di simile. Non abbiamo neanche iniziato». Inoltre, aggiunge, «il colore della pella è qualcosa che tutti possono vedere subito. Qui, è meno ovvio chi sia chi, perchè siamo tutti birmani».
«Ho pensato spesso che sarebbe tutto più facile se tutti i sostenitori della Lega nazionale per la democrazia fossero persone di colore - continua - sarebbe più chiaro chi viene imprigionato e chi viene discriminato. E la comunità internazionale potrebbe alzare la voce più facilmente, potrebbe facilmente dire 'non potete discriminare i viola'». Invece, «siamo un Paese nel limbo», e una persona sola «non può portare la democrazia in un Paese».
«Il cambiamento arriverà dalla gente - conclude - io voglio fare la mia parte. Voglio lavorare all'unisono con il popolo birmano, ma sarà la gente a cambiare questo Paese».

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