8 maggio 2021
Aggiornato 16:00

Gb, attesa la convocazione delle elezioni per il 6 maggio

Il Primo Ministro Brown a Buckingham Palace dalla Regina per l'annuncio

LONDRA - E' atteso per oggi l'annuncio da parte del Primo ministro Gordon Brown della convocazione per il 6 maggio delle elezioni politiche nel Regno Unito. Secondo la classe politica e i media britannici, Brown si recherà a Buckingham Palace per chiedere alla regina Elisabetta II di pronunciare lo scioglimento del Parlamento e di indire le elezioni legislative per un mese dopo, il 6 maggio. L'annuncio segnerà anche l'inizio ufficiale della campagna elettorale, tradizionalmente di breve durata nel Regno Unito.

Secondo un recente sondaggio i Tories di David Cameron godono di un vantaggio di sette punti sul Labour, due punti in più rispetto al mese scorso. Sono al 37% contro il 30% del Labour (-2 punti), i liberaldemocratici al 20% (+1), gli altri partiti al 13% (+1). Nonostante lo scarto tra conservatori e laburisti, tuttavia, Brown ha ancora qualche speranza di conservare la premiership soprattutto se nel prossimo maggio dalle urne britanniche non dovesse uscire una chiara maggioranza. Si realizzasse questa ipotesi, tutt'altro che remota Brown, sostenevano nei giorni scorsi media ed analisti, potrebbe restare ancora a Downing Street perché il paese in tempi di crisi economica non può concedersi il lusso di restare senza una leadership. Secondo quanto scriveva la stampa britannica il governo starebbe mettendo a punto un «piano di emergenza» per consentire a Brown di avere un «periodo di tempo straordinario» per formare un'amministrazione, gestire gli affari di stato, impedire una crisi costituzionale, e governare moneta e economia.

Secondo le prime indiscrezioni nel caso di una vittoria dei conservatori ma di stretta misura potrebbe quindi delinearsi questo scenario. Brown avrebbe tre settimane di tempo per trovare un accordo con i partiti di minoranza e formare una maggioranza (normalmente al premier uscente vengono dati sei giorni e basta).

Tutti i sondaggi recenti, scriveva la settimana scorsa il Guardian, indicherebbero come molto realistico un risultato di quasi 'patta' alle prossime elezioni e lo spauracchio del cosiddetto «parlamento sospeso» o bloccato inquieta un po' tutti. La pubblica amministrazione, il governo, persino palazzo reale sono quindi ansiosi di codificare le regole per districarsi in una situazione di possibile paralisi.

In questo quadro anche la Regina potrebbe alla fine fare la sua parte. Nei suoi poteri, notano giuristi e analisti, c'è anche quello di chiedere ai partiti di rinunciare all'ipotesi di tenere un secondo giro di votazioni per sbloccare il risultato nel caso vi siano superiori motivi di interesse economico nazionale.

A causa degli effetti del sistema maggioritario e di una congiuntura più favorevole al Partito Laburista, una «vittoria» di stretta misura dei conservatori avrebbe come conseguenza principale l'attribuzione di un maggior numero di deputati al partito attualmente al governo, senza tuttavia conferire ad esso la maggioranza assoluta. Sarebbe la prima volta dal 1974 che il paese sarebbe diretto da un «hung parliament», un «parlamento in sospeso», cioè in qualche modo bloccato. Un'ipotesi che, già nei giorni scorsi, ha fatto tremare i mercati finanziari ed ha causato un tonfo della sterlina.