29 agosto 2025
Aggiornato 08:00
USA-Messico

Calderon: gli americani collaborino alla lotta al crimine

Sale la tensione con Washington dopo l'uccisione di un funzionario del consolato

CITTÀ DEL MESSICO - L'assassinio di una funzionaria del Consolato Usa in Messico e del marito, sabato scorso a Ciudad Juarez, ha creato forti tensioni tra il paese centro-americano e gli Stati Uniti. Il presidente messicano Felipe Calderon, per due volte, ha chiesto con fermezza alle autorità di Washington di impegnarsi in maniera decisa e definitiva nella lotta al narcotraffico. «Il crimine organizzato ha la sua origine in due fenomeni che colpiscono entrambi i paesi. Sono il consumo e il traffico di droga dentro e fuori gli Stati Uniti, e il traffico di armi provenienti dagli Stati Uniti», ha sottolineato il presidente messicano.

SALE LA TENSIONE - Le frizioni tra i due paesi si sono accentuate nella giornata di lunedì, quando la portavoce del Fbi a El Paso, Andrea Simmons, ha spiegato che funzionari del Fbi e della Dea avrebbero partecipato alle indagini sull'assassinio di Lesley Enriquez e del marito. Ma senatori e deputati messicani si sono premurati di precisare subito che gli Stati Uniti non possono intervenire in questioni che riguardano il Messico e lo stesso Calderon ha precisato che la collaborazione può e deve avvenire «ciascuno sul suo territorio».
Ad acuire le tensioni ci ha pensato infine la segretaria Usa alla Sicurezza Interna, Janet Napolitano, che ha criticato la decisione del presidente Calderon di inviare militari in massa a Ciudad Juarez: decisione, ha detto, «che non ha fornito alcun aiuto».