24 febbraio 2020
Aggiornato 19:30
Terremoto ad Haiti

E' ancora caos a Port-au-Prince. Obama: «sforzo storico»

Gli ex-presidenti Bush e Clinton aiuteranno nella raccolta fondi. Nuova scossa di magnitudo 4.5

PORT AU PRINCE - Una nuova scossa di terremoto ha colpito oggi Port-au-Prince, provocando brevi interruzioni alle operazioni di soccorso e ancora tanta paura. Si temono almeno duecentomila morti, ma il bilancio del sisma di martedì scorso è ancora lontano: ad Haiti regna il caos ed il timore, ora, è per epidemie e rivolte per un paese rimasto, di fatto, senza guida.

Il presidente degli Stati Uniti (che hanno perso 15 connazionali nel terremoto) Barack Obama «si fa in tre», convocando alla Casa Bianca gli ex presidenti Bill Clinton e George W.Bush, perchè - dice - la «catastrofe» che ha colpito Haiti «richiede uno storico sforzo per portare aiuti». I due ex presidenti hanno accettato di guidare il «Fondo Clinton-Bush per Haiti», ha annunciato Obama, ricordando che i suoi due predecessori hanno esperienza di situazioni simili: Bush, per aiutare le vittime dello tsunami del sud est asiatico a fine 2004 e Clinton nel ruolo di supervisore per ristabilire la democrazia ad Haiti durante l'intervento dell'esercito americano nel Paese nel 1994.

La situazione a Port-au-Prince è tragica: la capitale appare come una città fantasma, con cadaveri sparsi ovunque. Oggi una nuova scossa di 4.5 magnitudo - secondo il Centro di studio geologico americano (Usgs) - ha colpito la città, provocando brevi interruzioni alle operazioni di soccorso delle vittime. In città mancano acqua, cibo, medicine, assistenza sanitaria, corrente elettrica. Gli ospedali, quelli rimasti parzialmente intatti, sono pieni e non accettano più feriti. E adesso si temono saccheggi, rivolte popolari ed epidemie. Il governo di Haiti calcola che il bilancio del sisma, quello ancora non ufficiale, potrebbe già essere di 200.000 vittime. Oltre 15mila cadaveri sono stati ammassati e seppelliti; sono almeno 250.000 i feriti, un milione e mezzo gli senza tetto.

Migliaia di haitiani tentano di lasciare Port-au-Prince, capitale in rovina, dove le truppe americane hanno cominciato a distribuire aiuti umanitari. Per questi haitiani, l'unica soluzione è di fare appello all'ospitalità di un parente o di un amico che viva in una regione meno coinvolta dal sisma. Ma il terremoto non ha risparmiato la provincia. Oggi l'Onu ha annunciato che circa il 90% degli edifici della città di Leogane, ad ovest della capitale, sono stati danneggiati. In questa città di 134.000 abitanti, fra 5.000 e 10.000 persone, secondo la polizia locale, sono state uccise dal sisma. Un'altra città, Jacmel, sulla costa sud di Haiti, a circa 40 chilometri dalla capitale, è devastata al 50%, secondo il ministro della Cultura, Marie-Laurence Jocelyn-Lassegue. Gressier, dove vivevano circa 25.000 persone, e Carrefour (334.000 abitanti) ad ovest di Port-au-Prince, sono state distrutte al 40-50%, secondo l'Onu.