4 aprile 2020
Aggiornato 05:00
Terremoto di Haiti

I Gesuiti contro l'Onu: dopo sei mesi oltre un milione di sfollati

«Continuano a vivere in una situazione spaventosa. Carente la distribuzione di alimenti, bambine prostitute per il cibo»

ROMA - Il Jesuit Refugee Service (Jrs), servizio internazionale dei gesuiti per i rifugiati, denuncia che ad più di un milione di sopravvissuti al sisma di Haiti «continuano a vivere in una situazione spaventosa», a sei mesi dal terremoto, critica le Nazioni Unite perché «le distribuzioni di generi alimentari sono state interrotte troppo presto», denuncia l'esistenza di ragazzine «costrette a offrire prestazioni sessuali in cambio di cibo» e mette in guardia: «Passati sei mesi, Haiti scivola via dall'agenda internazionale».

«Sei mesi dopo il disastro ad Haiti - si legge in una nota diffusa oggi dal Jrs - più di un milione di sopravvissuti continuano a vivere in una situazione spaventosa, caratterizzata da condizioni igieniche inadeguate, accesso ai servizi limitato, insicurezza e scarsità di cibo».

«E' il momento che il governo di Haiti, la comunità internazionale e le agenzie dell'ONU intraprendano iniziative concrete per affrontare le questioni della protezione, della sicurezza alimentare, dell'istruzione, della sanità e di ogni altro bisogno dei gruppi più vulnerabili, compresi coloro che vivono nei campi non ufficiali. E' essenziale che i donatori internazionali concedano i fondi promessi per Haiti senza restrizioni e facilitino la partecipazione della società civile e politica di Haiti nel far fronte alla crisi umanitaria e nell'intraprendere la ricostruzione del Paese», afferma nella nota Wismith Lazard, direttore del JRS Haiti. «Le condizioni di vita in molti dei 1.400 campi per sfollati interni nei pressi della capitale Port-au-Prince - prosegue la nota - sono estremamente preoccupanti. Il caso del più grande campo per sfollati interni, Automeca, dove vivono 11.000 persone, è emblematico. I residenti continuano ad abitare in baracche costruite con pali e stracci. Non ci sono scuole, né corrente elettrica; l'igiene è scarsa, l'acqua a malapena potabile e le fognature, per usare un eufemismo, sono precarie. Dopo ogni pioggia abbondante, il campo è inondato di spazzatura».

Sostieni DiariodelWeb.it

Caro lettore, se apprezzi il nostro lavoro e se ci segui tutti i giorni, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci in questo momento straordinario. Grazie!

PayPal