15 novembre 2019
Aggiornato 22:30
Mondo. Golpe Honduras

Micheletti: «Non vedrò Zelaya, chieda asilo all'estero»

«Se invece resta, deve consegnarsi alla giustizia». Le autorità golpiste vogliono organizzare elezioni per il 29 novembre

TEGUCIGALPA - Il presidente ad interim dell'Honduras Roberto Micheletti, che a fine giugno ha rovesciato l'ex presidente Manuel Zelaya con un golpe, ha dichiarato di non avere intenzione di incontrare il suo rivale, attualmente asserragliato nell'ambasciata brasiliana di Tegucigalpa.

In un'intervista all'Associated Press, Micheletti ha indicato che Zelaya è libero di chiedere asilo politico all'estero e di lasciare l'ambasciata se lo ottiene. «Adesso non parlerò con lui, ma ho dei miei rappresentanti che parlano con lui», ha detto il presidente golpista, «una persona ci ha parlato a lungo ieri e nella notte, e non ci sono risultati: lui (Zelaya, ndr) dice: restaurazione o morte».

L'ex presidente, che ha denunciato l'uso di gas tossici contro l'ambasciata del Brasile dove si è rinchiuso con la sua famiglia - circostanza negata risolutamente dalle autorità golpiste - potrà lasciare la sede diplomatica «o attraverso l'asilo politico o obbedendo ai tribunali». Micheletti insiste invece che se Zelaya resta nel paese, deve consegnarsi alla giustizia e affrontare un giudizio per accuse di tradimento e abuso di potere: l'ex presidente aveva infatti cercato di organizzare un referendum - illegale - per riscrivere la costituzione e ottenere così il diritto a un secondo mandato.

Le autorità golpiste vogliono organizzare elezioni per il 29 novembre, e sostengono che nonostante la situazione di illegalità venutasi a creare nel paese a seguito del golpe, il risultato sarà riconosciuto dagli altri Stati. Zelaya e molti paesi stranieri - inclusi gli Stati Uniti - sostengono invece che l'elezione non sarebbe legittima a meno che prima Zelaya non sia ripristinato al potere.