22 aprile 2024
Aggiornato 00:00

Islanda al voto: paese spaccato su adesione Ue

Premier Sigurdardottir unica a favore, per conservatori solo euro

Reykjavik - Europa sì, Europa no. Euro sì, euro no. L'adesione all'Ue e l'adozione della moneta unica sono diventati un vero rompicapo che divide e fa arrabbiare gli islandesi. E' stato un tema caldo della campagna elettorale in questi mesi in Islanda, dove oggi si tengono le elezioni politiche anticipate dopo il tracollo finanziario dell'isola, a discapito di altri argomenti popolari, come la pesca, vero motore dell'economia del paese.

«Sembra che una larga parte degli islandesi voglia la moneta unica senza aderire all'Unione europea», spiega il politologo Gunnar Helgi Kristinsson. «La gente capisce che nel lungo periodo, l'euro sarà una garanzia di stabilità finanziaria per l'economia disastrata, ma allo stesso tempo, molti temono di perdere il controllo delle loro risorse, a cominciare dalla pesca», aggiunge l'esperto, direttore dell'Istituto nazionale di economia. Dietro a questo euro-scetticismo - sottolinea - c'è il nazionalismo dell'isola, la cui indipendenza dalla Danimarca non è così lontana (1944).

«Oggi, la corona è troppo debole; come si fa a ricostruire la nostra economia se non abbiamo una moneta stabile ed equilibrata», si interroga invece Urnur Kristjansdottir, impiegata della dogana 35enne. La giovane donna spiega che molti islandesi si lamentano di non prendere parte alle discussioni nelle quali vorrebbero essere coinvolti, e temono di perdere la loro identità e specificità.

Nel panorama politico, è solo il partito social-democratico (in testa però ai sondaggi), a volere che l'isola di 320mila abitanti aderisca all'Ue. «Non abbiamo alcun dubbio, vogliamo aderire al più presto possibile», ha dichiarato all'Afp il numero due del partito, Arni Pall Arnason.

Lunedì, la leader del partito e attuale primo ministro, Johanna Sigurdardottir, ha affermato che, in caso di vittoria, l'adesione diventerà una priorità con l'adozione della moneta unica entro quattro anni. Prima però dovrà convincere i suoi alleati, il partito Sinistra-Verdi, con il quale spera di portare avanti la coalizione. «Siamo contrari a un'adesione all'Ue, soprattutto per via della pesca», ha dichiarato all'Afp Katrin Jakobsdottir, portavoce degli ecologisti. «La porta resta aperta, ma attendiamo i risultati domani», ha aggiunto.

Euroscettico, ma con riserva, il Partito per l'Indipendenza (conservatori), al governo fino alla crisi dell'autunno; la politica di liberalizzazione delle banche dell'ex esecutivo ha portato al crollo del sistema bancario in autunno e alle dimissioni del premier conservatore Geir Haarde. «L'ostacolo maggiore è la pesca», taglia corto il neo-leader Bjarni Benediktsson. Il settore rappresenta il 36,6% delle esportazioni totali nel 2008. Non serve aderire al blocco europeo, aggiunge il giovane Benediktsson, dato che l'Islanda fa parte dello Spazio economico europeo e partecipa al libero scambio, ha accesso al mercato, al commercio con l'Europa, ma anche con gli Stati Uniti e la Cina. «Allo stesso tempo, ho sempre detto che dobbiamo cambiare la moneta, l'euro sarebbe l'alternativa più solida», ha sottolineato Benediktsson, suggerendo di adottare l'euro senza aderire all'Ue.

Tra i leader dei tre principali partiti in lizza Johanna Sigurdardottir, è senza dubbio la favorita. Aggressivo carrè biondo platino, taglia slanciata, l'ex hostess (1962-1971), è entrata in politica nel 1978. Considerata uno dei personaggi politici più competenti del paese nordico, la 66enne Sigurdardottir, apertamente omosessuale, è la prima donna a guidare l'Islanda. Ha preso le sue funzioni il primo febbraio nel caos delle dimissioni del leader del partito conservatore Geir Haarde.

La maggioranza degli islandesi (52,6%) spera che sia lei a continuare a guidare il paese. Appena l'11,5% sostiene la candidatura del leader del partito Sinistra-Verdi, Steingrimur Sigfusson, 53enne ex geologo e giornalista sportivo e attuale ministro delle Finanze e dell'Agricoltura, e il 25,8% è a favore di Benediktsson, 39enne neo leader dei conservatori.

Sei mesi dopo aver sfiorato dal tracollo finanziario, l'economia rimane in balia di una severa recessione. Ma il paese, campione di flessibilità e ricco di risorse naturali - avvertono gli esperti - mostra timidi segnali di ripresa. Nonostante i dati su Pil e occupazione non siano molto incoraggianti, «fondamentalmente, i segni positivi ci sono ancora, l'inflazione rallenta (15,2% in marzo, dopo un picco del 18,6% a gennaio), la situazione si stabilizza», ha stimato Franek Rozwadowski, rappresentante del Fmi in Islanda, secondo il quale la «grande flessibilità dell'economia e della società degli islandesi è l'asso nella manica per riprendere la crescita».