1 ottobre 2022
Aggiornato 23:30
L'intervista

Carlo Sangalli: «Il salasso del gas è la nuova pandemia»

Il Presidente di Confcommercio: «Con il peggioramento delle condizioni del mercato del gas e dell'elettricità, il calcolo della bolletta energetica porta a un costo pari a 33 miliardi». Intanto Fipe-Confcommercio lancia campagna «bollette in vetrina»

Il Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli
Il Presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli Foto: Agenzia Fotogramma

Il salasso del gas «è la nuova pandemia» e per le imprese «il futuro è a rischio». A lanciare l'allarme è il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, dalle colonne del Quotidiano Nazionale. «Solo un mese fa stimavamo, per il 2022, un costo complessivo della provvista energetica delle imprese del terziario nell'ordine dei 24 miliardi di euro, più del doppio rispetto al 2021. Con il recente peggioramento delle condizioni del mercato del gas e dell'elettricità, il nuovo calcolo della bolletta energetica - ha spiegato - porta a un costo pari a 33 miliardi, tre volte il livello del 2021 e più del doppio rispetto ai 14,9 miliardi del 2019. Insomma, siamo in una fase di vera emergenza che, per alcuni settori del terziario di mercato in particolare, sta diventando veramente drammatica».

Nella media e grande distribuzione alimentare, nel primo semestre dell'anno in corso, «registravamo aumenti del costo dell'energia del 100%, che, da luglio, balza a +500%. Le bollette di alberghi, bar e ristoranti sono triplicate rispetto a un anno fa. Nell'autotrasporto, chi ha fatto investimenti su veicoli a gas metano oggi è costretto a fermarli, perché l'aumento dei costi è diventato insostenibile», ha aggiunto Sangalli.

Per far fronte a tale emergenza «l'esecutivo, quello in carica, e Il nuovo, soprattutto sull'emergenza energia, devono avere tempi di risposta immediati. A cominciare dal rilancio dell'iniziativa in sede europea sul cosiddetto Energy Recovery Fund, puntando alla fissazione di un tetto al prezzo del gas e alla revisione delle regole e dei meccanismi di formazione del prezzo dell'elettricità. Ma, già nell'ambito della conversione in legge del decreto 'Aiuti bis', occorre potenziare e rendere più inclusivi i crediti d'imposta fruibili anche da parte dei non 'energivori' e non 'gasivori', e rafforzare le misure contro il caro carburanti per il settore dell'autotrasporto. Andrebbe anche destinato all'abbattimento degli oneri generali di sistema il gettito derivante dalle aste per l'assegnazione delle quote di emissione di CO2».

Fipe-Confcommercio lancia campagna «bollette in vetrina»

Un'operazione di trasparenza a livello nazionale per mostrare ai cittadini e agli avventori di bar e ristoranti in quale situazione le imprese sono costrette ad operare. Questa è «Bollette in Vetrina»: nei prossimi giorni i gestori dei pubblici esercizi associati a Fipe-Confcommercio riceveranno una cornice da appendere nei propri locali, per mettere in bella vista le ultime bollette del gas e dell'energia elettrica. Bollette monstre, triplicate rispetto a un anno fa a causa dell'impennata dei prezzi del gas.

Una situazione, riferisce una nota, che sta costringendo gli esercenti a dover scegliere tra gli aumenti dei listini, finora assai modesti, e la sospensione dell'attività in attesa di un intervento risolutivo da parte del Governo. «Questa iniziativa - spiega Aldo Cursano, vicepresidente di Fipe - ha l'obiettivo di rendere trasparente cosa sta succedendo oggi a chi gestisce un bar o un ristorante anche nel tentativo di spiegare ai clienti perché stanno pagando il caffè un po' di più con il rischio nei prossimi mesi di ulteriori aumenti. Con aumenti dei costi dell'energia del 300% si lavora una pistola puntata alla tempia. Se il Governo non interviene o si agisce sui listini o si sospende l'attività. Contiamo sulla sensibilità dei cittadini e dei clienti perché fare lo scaricabarile dei costi è proprio quello che non vorremmo fare. Per questo Fipe ha chiesto al Governo di potenziare immediatamente il credito di imposta anche per le imprese non energivore e non gasivore. Un credito di imposta del 15% per l'energia elettrica non è assolutamente adeguato agli extra costi che le imprese stanno sostenendo ora. Occorre però fare presto, altrimenti si rischia di innescare una spirale inflazionistica destinata a gelare i consumi».