24 gennaio 2020
Aggiornato 16:00
L'indagine di Federmeccanica

E' allarme rosso nel settore della metalmeccanica: fase recessiva, deboli domanda interna ed export

Complessivamente nei primi nove mesi del 2019 l’attività produttiva metalmeccanica è diminuita del 2,5% rispetto all'anno precedente, con risultati negativi diffusi alla quasi totalità dei comparti

Operai al lavoro
Operai al lavoro ANSA

MILANO - E' allarme rosso nel settore della metalmeccanica. «E' recessione: questa è la realtà con cui bisogna confrontarsi. E deve essere uno stimolo per tutti a fare la propria parte», ha affermato Stefano Franchi, direttore generale di Federmeccanica durante la presentazione della 152esima indagine congiunturale trimestrale. Le cifre sono cupe. Nel terzo trimestre la produzione ha accusato una nuova contrazione, un meno 1 per cento rispetto ai tre mesi precedenti e un meno 2 per cento su base annua. E questo dopo una fase di ripetuti cali trimestrali che si trascina fin dall'inizio del 2018. Tanto che il recupero che questo comparto chiave dell'industria era riuscito a mettere a segno fino a fine 2017, senza assorbire del tutto il tracollo del 2007-2009, ora risulta perfino eroso. E il livello di produzione attuale resta del 26,1 punti più basso rispetto a quello di inizio 2008. Si tratta del livello peggiore tra le grandi economie europee.

Ma soprattutto, quello che porta a previsioni fosche per i prossimi mesi sono altri due valori chiave. Da un lato il calo del portafoglio ordini e delle aspettative delle stesse aziende. Dall'altro il crescente ricorso all cassa integrazione. Quella straordinaria (anticamera del licenziamento) sui primi nove mesi del 2019 ha segnato un incremento del 95 per cento, secondo l'indagine di Federmeccanica, praticamente raddoppiata dallo stesso periodo del 2018. Le ore di cassa autorizzate sui primi nove mesi equivalgono a circa 100.000 posti di lavoro a tempo pieno. «Esiste la recessione e purtroppo non vediamo la soluzione a breve: si avvicina una tempesta perfetta», ha rilevato il vice presidente di Federmeccanica, Fabio Astori. Di fronte a un quadro politico nazionale occupato «dalle sue problematiche» mentre l'Europa sta subendo un processo di trasformazione in cui perfino la Germania accusa problemi.

Invece dalla politica dovrebbero arrivare risposte

Le imprese hanno fatto e fanno la loro parte, con innovazione e formazione. Ma «siamo in recessione purtroppo e speriamo che qualcuno se ne accorga e la politica intervenga a sostenere il manifatturiero», ha proseguito Astori. Bisogna intervenire su tutti quegli aspetti strutturali che lasciati a sé, per anni, hanno continuato a zavorrare l'industria italiana. E che fanno sì che «il problema dell'Italia - ha sintetizzato Angelo Megaro, direttore del centro studi - è che quando gli altri calano cala di più e quando gli altri crescono cresce di meno».

Sul che fare «ci sono tanti elementi - ha snocciolato Astori -: ridurre il costo del lavoro è fondamentale. Ci sta il problema della concorrenza, non soltanto europea. Un altro elemento è semplificare il fare impresa, permettere più velocità. Facilitare l'internazionalizzazione, fare chiarezza sulle normative. Altri elementi possono essere anche un migliore accesso al credito con finanziamenti sullo sviluppo». E poi c'è la piaga della «concorrenza nascosta, fatta da laboratori abusivi organizzati fuori dalle regole. Ci sa una pressione fiscale enorme. Credo che la politica debba tener conto di tutto questo». E magari mettere in campo «piani straordinari che puntino sulle spese produttive, perché quella è una cinghia di trasmissione su tutta l'industria». Intanto si avvicina il nuovo incontro, il 10 dicembre, con Fim, Fiom e Uilm sul rinnovo del contratto. «Parleremo del lavoro fatto dalle commissioni, ci confronteremo - ha anticipato Franchi -. Il nostro punto è quello della coerenza e della continuità. Partendo dalla realtà che viviamo».