21 settembre 2018
Aggiornato 23:30

Conte da Cernobbio: «Nessun piano anti-euro o Europa. Ecco cosa faremo»

Il premier al Forum Ambrosetti rassicura gli imprenditori e lancia un monito ai capitani di impresa in sala
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante il suo intervento al Forum di Cernobbio
Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante il suo intervento al Forum di Cernobbio (Filippo Attili | ANSA)

CERNOBBIO (COMO) - «E’ stato detto che volevamo uscire dall’Europa e dall’euro. Vi svelo un aneddoto: dal primo incarico ho incontrato in via riservata il ministro Savona, volevo conoscerlo. Siamo stati un paio d’ore una sera tardi a confrontarci. Vi posso assicurare che non abbiamo mai valutato l’uscita dall’euro e il distacco dall’Europa». Giuseppe Conte rassicura la platea degli industriali del Forum Ambrosetti a Cernobbio eliminando ogni dubbio tra coloro che ipotizzavano un piano dell’esecutivo per abbandonare l’Europa o la moneta unica. Anche sulla manovra il premier mette i puntini sulle «i» spiegando che «non siamo una banda di scriteriati: ce la stiamo mettendo tutta» ma lanciando anche un monito ai capitani di impresa in sala: «Poi toccherà a voi. La politica ha accumulato gravi colpe, siamo qui per cambiare lo stato delle cose, ma siamo qui da poco. Siamo sicuri che le colpe diano solo della politica?».

Manovra di lunga prospettiva
«Noi vorremmo essere giudicati dai fatti - ha aggiunto -. Leggo a volte sui giornali di discussioni che avrei avuto con i ministri, ricostruzioni di fibrillazioni. Non ci sono nei nostri incontri grandi discussioni, ma solo dialogo. Siamo tutte persone ragionevoli»«La manovra che stiamo varando è una manovra che mira a costruire una politica economica nella prospettiva di cinque anni. Alcune misure saranno dosate con gradualità». Il rilancio economico del Paese, però, non può prescindere dal rispetto dei vincoli economici, fondamentali per rassicurare i risparmiatori: «Il governo - ha sottolineato Conte - ha chiaro che i risparmiatori guardano alla nostra capacità di ripagare debito e interessi».

Povertà, tasse e produttività
Conte sa che ha davanti chi guida, economicamente, il Paese, e proprio a loro si rivolge: «Abbiamo detto che tuteliamo i cittadini: attenzione, lo sono anche gli imprenditori. Ma il nostro capitalismo negli ultimi anni ha continuato ad agire contando il peso delle azioni e non il numero, in quell'ambiente in cui le porte si aprono solo per gli amici e gli amici degli amici. Questo non lo possiamo accettare, dobbiamo tutti prenderci la responsabilità del cambiamento». Chiede tempo, Conte. «Muoviamo dalla diagnosi che tre sono i fondamentali problemi del paese: la povertà, che in Italia ha raggiunto livelli inaccettabile per un paese civile. Cinque milioni di persone in povertà assoluta sono completamente escluse. La pressione fiscale, che è molto elevata e con una legislazione vecchia di 30-40 anni. La produttività, con il Paese non cresce più da decenni».

Ripartire dal lavoro
Il punto da cui ripartire dunque è il lavoro: «Riteniamo che una delle chiavi di volta per dare una leva di crescita economica al nostro paese è la produttività del lavoro che cresce molto lentamente e dipende dalla produttività totale dei fattori». Ed è proprio sulla crescita e il coraggio che si concentrerà la prossima Legge di Bilancio, annuncia il premier: «Una famiglia che continua a indebitarsi, senza crescere, è destinata alla povertà», ha detto riprendendo il suo stesso discorso alla fiera del Levante di Bari, in cui aveva parlato di «conti in ordine» e di «coraggio».

«No a nazionalizzazioni, né a privatizzazioni»
Conte non poteva esimersi dall'affrontare l'altro grande tema di queste settimane: le concessioni. «Non siamo per le nazionalizzazioni, non siamo per le privatizzazioni, ma per una gestione efficiente delle risorse pubbliche». «Delle volte sarà necessario affidarsi ai privati ma d'ora in poi consentiremo la remunerazione dell'investimento. Sappiamo cos'è il rischio di impresa e lo sconteremo ma sappiamo anche cosa significa depredare le risorse pubbliche e non lo consentiremo più». Sullo stop alla concessione il premier assicura che ha «avviato la procedura per la cadutazione della concessione per Autostrade. Sono stato definito un irresponsabile, uno che fa scappare gli investitori che non verranno più in Italia». Ancora: «Ci saranno tutte le garanzie di legge, non siamo fuori dallo stato di diritto. Ho detto che c'è una giustizia penale, io mi occupo della giustizia civile e amministrativa. Sono arrivate delle repliche, le esamineremo e poi decideremo con fermezza e risolutezza. E discuteremo poi alla fine se decideremo di arrivare alla cadutazione, se ci sono gli estremi, decideremo serenamente cosa fare dopo».