20 ottobre 2018
Aggiornato 20:37

Rilanciare Fca, e l'industria italiana, con Ronaldo? Gli operai di Mirafiori ci sperano

Viaggio al cambio turno nella fabbrica delle fabbriche: gli operai, non tutti, credono che il campione della Juve possa dare spinta alla produzione industriale del gruppo
Tifosi accolgono Ronaldo al J Medical
Tifosi accolgono Ronaldo al J Medical (ALESSANDRO DI MARCO)

TORINO - E' necessario raggiungere la porta 20 di Mirafiori, in corso Settembrini a Torino, per comprendere la portata dell'evento Cristiano Ronaldo. Ascoltare la voce degli ultimi sopravvissuti del secolo breve che fatica a sgretolarsi nonostante i colpi della post modernità, dell'economia immateriale, e di tutta la restante retorica utile a sgomberare le fabbriche al fine di reimpiantarle, come innesti transgenici, laddove il costo del lavoro è una variabile dipendente del concetto di schiavitù. Qui, in mezzo a questi storici e immensi stabilimenti - architettonicamente bellissimi - mentre Torino si dibatte se ospitare o meno una nuova edizione dei Giochi Olimpici nel 2026, resiste il lavoro che in troppi danno per spacciato. Nelle prime pagine dello storico romanzo di Nanni Balestrini «Vogliamo tutto» è pubblicata la mappa del lavoro a Mirafiori: 60mila tra uomini e donne. Oggi sono circa 15mila. E' necessario venire in mezzo agli sparuti gruppetti di operai che entrano ed escono al cambio turno delle due del pomeriggio, grappolini di uomini e donne silenziosi, vagamente disgustati, e sicuramente stanchi per comprendere l'emorragia di lavoro che sta dissanguando non solo la fabbrica delle fabbriche, non solo Torino, bensì l'Italia, l'Europa e in generale l'occidente. Senza fabbriche, senza operai e impiegati, l'occidente collassa: si torna nomadi del lavoro, come da definizione di Luciano Gallino. Oggi qua, domani là, dilapidando i risparmi delle generazioni precedenti. 

Gli operai e Ronaldo
Ci sono gli arrabbiati, ci sono i nauseati: lo stipendio del giocatore, quei milioni che si accumulano su un prato verde dove rincorrere una palla generano sconcerto. Ci sono e usano parole forti. Ma sono una minoranza da cercare. Molti preferiscono tacere, non dire nulla, correre verso il tornello. Ma la maggioranza degli operai delle meccaniche di corso Settembrini – produzione cambi per il gruppo Fiat – spera che l'investimento di Marchionne abbia un senso industriale. Non solo ci spera, ci crede. Non vuole pensare che tutto si limiti al calcio, alla vendita delle magliette e dei reintegratori salini. Lo sintetizza, mentre corre con il tesserino in mano, un operaio: «Sono imprenditori, quelli non buttano i milioni così per vincere una coppa. Quelli vogliono fare i soldi con le macchine mica col pallone. E magari ci scappa anche del lavoro per noi» 

Le promesse di Marchionne
I piani industriali promessi da Marchionne dopo il duro referendum del 2011 sono stati realizzati solo in parte. I nuovi modelli non hanno saturato gli impianti e così le Carrozzerie, la mitica porta 2 di corso Tazzoli che infinite vite ha fagocitato, languono da tempo in cassa integrazione. La Maserati, che ha resuscitato dalle catacombe l'ex stabilimento Bertone di corso Allamano, resiste in un mercato improvvisamente asfittico, che chiede nuovi modelli top di gamma. Così anche tra queste linee spunta la cassa, inaspettata, segno che la Ghibli, Levante e Quattroporte non bastano più a saturare la forza lavoro dello stabilimento. E qui, allora, spunta l'investimento Ronaldo. Che nemmeno i duri della Fiom osano criticare, spostando l'attenzione sul mancato piano industriale di Fca. 

"Anche Ronaldo deve essere un operaio"
«Un ottimo affare per la Juventus. Se sarà un buon affare anche per la Fiat? Credo di sì, Ronaldo potrebbe essere il nuovo Schumacher del gruppo»: Alessandro ha la stessa età del giocatore portoghese, guadagna una frazione del suo «collega» di Fca, ma è ottimista. Analisi articolata, la sua: «Sono un tifoso della Juve, ma soprattutto sono un tifoso del mio lavoro: Vettel, il pilota della Ferrari in F1 non è carismatico e guadagna una cifra astronomica, ma sicuramente non incide sulla vendita di Alfa, Maserati. Ronaldo può fare questo, lui è la nostra pubblicità per l'Asia, gli Stati Uniti, i mercati che vogliono comprare italiano. E' un investimento ottimo per tutti, anche per noi lavoratori». I «colleghi» in Fca non sono tutti su queste posizioni, ma si rendono conto che, dopo lungo tempo, un grosso investimento arriva a compimento.«A me non frega nulla del calcio, ma credo che Ronaldo possa dare una spinta alla vendite. Ovviamente non deve essere sfruttato solo come calciatore, deve essere operaio anche lui, a modo suo. Deve far gol e far vendere macchine», questo il pensiero di Alfredo.

Ronaldo oltre il calcio
Qui si aprono gli scenari futuri legati al maxi investimento. Ipotesi peggiore: Ronaldo viene utilizzato solo per fare gol, la sua immagine è associata solo al merchandising Juventus. Ottimo per la società, ottimo per Torino e i suoi alberghi e ristoranti, male per la fabbrica e gli operai. Ipotesi migliore: Ronaldo diventa l'uomo immagine di Fca nel mondo. Il suo bel volto sorridente è associato ai prodotti innovativi del gruppo, in particolare l'auto elettrica o ad alimentazione ibrida. Settore dove Marchionne ha promesso investimenti massicci, anche perché la normativa europea impone questa trasformazione. Ronaldo, inoltre – altra condizione fondamentale – diventa uomo immagine del gruppo per un periodo molto lungo, che va al di là della sua carriera calcistica. E' il tempo necessario per progettare, finanziare e portare sul mercato un prodotto come l'automobile. Oltre che all'Allianz Stadium  Ronaldo potrebbe essere portato in visita proprio a Mirafiori: genererebbe un effetto galvanizzante tra i lavoratori, uno spot mondiale per l'intero gruppo che ha bisogno di trasformare radicalmente la sua immagine. Per Torino, per i lavoratori – inteso in senso novecentesco, i lavoratori che hanno creato la classe media ormai scomparsa – sarebbe la condizione migliore. Il maxi investimento avrebbe modo di ammortizzarsi su periodi medio lunghi, perché Ronaldo ormai non è più da considerare come uno sportivo. E' ormai una leggenda, un totem.

L'industria, in Italia
Il 90% dei componenti delle Fiat 500 è fabbricato in Italia. L'auto viene assemblata in Polonia. Il tessuto industriale medio tiene, nonostante tutto. Ogni tipo di investimento di carattere primario deve essere sfruttato per incrementare la produzione in Italia. Le prospettive globali, con la guerra dei dazi imposta da Trump che rischia di stroncare le esportazioni di Fca – Maserati e Alfa Romeo in primis – negli Stati Uniti. Il presidente Usa vuole colpire lo strapotere tedesco nel settore primario, dovuto in buona parte all'euro che garantisce alla Germania una svalutazione permanente dei suoi beni, ma rischia di travolgere i piani di rilancio di Fca. L'industria italiana deve andare alla guerra economica con gli strumenti che ha: Ronaldo sarà uno di questi. Gli operai di Mirafiori sono disposti a dar fiducia a lui e all'azienda, ma aspettano il risultato. E non solo dal campo di calcio.