Economia | Pensioni

«Con quota 100 subito 750mila pensionati in più». E poi chi le paga le pensioni? Gli immigrati

Le preoccupazioni del presidente dell'Inps, Tito Boeri, nella relazione annuale dell'istituto

Tito Boeri, presidente dell'INPS, e Luigi Di Maio, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, durante la relazione annuale dell'INPS, Camera dei Deputati,
Tito Boeri, presidente dell'INPS, e Luigi Di Maio, ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, durante la relazione annuale dell'INPS, Camera dei Deputati, (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

ROMA - Riformare la legge Fornero sulle pensioni introducendo "quota 100", così come propone il contratto di governo Lega-M5S, porterebbe da subito a un aumento di circa 750mila pensionati in più. A dirlo è il presidente dell'Inps, Tito Boeri, nella relazione annuale dell'istituto. "Ripristinando le pensioni di anzianità con quota 100 o 41 anni di contributi - ha detto - si avrebbero subito circa 750mila pensionati in più. Ripristinare le pensioni di anzianità significa ridurre il reddito netto dei lavoratori». In un sistema pensionistico a ripartizione, spiega Boeri, i contributi di chi lavora servono ogni anno a pagare le pensioni di chi si è ritirato dalla vita attiva. "Oggi abbiamo circa due pensionati per ogni tre lavoratori - ha affermato - questo rapporto è destinato a salire nei prossimi anni».

Pensione prima? Meno occupati
Secondo le previsioni del Fondo monetario internazionale, a legislazione invariata, a partire dal 2045 l'Italia avrà addirittura un solo lavoratore per ogni pensionato. Oggi un reddito pensionistico vale l'83% del salario medio. In queste condizioni, con un solo lavoratore per pensionato, 4 euro su 5 guadagnati col proprio lavoro andrebbero a pagare la pensione a chi si è ritirato dalla vita attiva. Il passaggio al sistema contributivo, con regole pensionistiche "meno generose", serve proprio a evitare che questo avvenga, continua Boeri, che ha anche sottolineato come "ogni abbassamento dell'età pensionabile comporta anche riduzione dell'occupazione, perché il prelievo contributivo aumenta e il lavoro costa di più".

L'emigrazione dei giovani
Da qui un appello al nuovo Parlamento e al Governo a preoccuparsi del futuro, soprattutto quello dei giovani, anche in relazione al "declino demografico" del Paese. "Siamo all'inizio di una nuova legislatura con un nuovo Parlamento e un nuovo esecutivo che hanno da poco iniziato a operare, nell'augurare a entrambi buon lavoro non possiamo che reiterare con forza il nostro invito a pensare al futuro. Nel confronto pubblico degli ultimi mesi si è parlato tanto di immigrazione e mai dell'emigrazione dei giovani. Nessuno sembra preoccuparsi del declino demografico del nostro paese». Secondo Boeri "la classe dirigente del nostro paese dovrebbe essere impegnata in prima fila nel promuovere consapevolezza demografica». Il presidente dell'Inps ha ricordato che negli scorsi rapporti annuali dell'istituto è stato denunciato più volte la situazione di "abbandono" dei giovani.

"È come se sparisse una città come Catania"
"Purtroppo - ha proseguito - la fuga all'estero di chi ha tra i 25 e i 44 anni non sembra essersi arrestata neanche con la fine della crisi». Nel 2016, infatti, sono emigrate 115mila persone, l'11% in più rispetto all'anno precedente. "Il declino demografico - ha concluso Boeri - è un problema molto più vicino nel tempo di quanto si ritenga. Ai ritmi attuali, nell'arco di una sola legislatura, la popolazione italiana secondo scenari relativamente pessimistici, ma non inverosimili, potrebbe ridursi di circa 300mila unità. È come se sparisse una città come Catania".

L'Italia ha bisogno di immigrati
Infine, quello che ormai sembra quasi diventato un ritornello: l'Italia ha bisogno di immigrati. Gli immigrati che lavorano restano "cruciali per la sostenibilità del sistema pensionisticio». Le previsioni sulla spesa indicano che anche innalzando l'età del ritiro, ipotizzando aumenti del tasso di attività delle donne che oggi tendono ad avere tassi di partecipazione al mercato del lavoro più bassi, incrementi plausibili e non scontati della produttività - "per mantenere il rapporto tra chi percepisce una pensione e chi lavora su livelli sostenibili è cruciale il numero di immigrati che lavoreranno nel nostro Paese». L'Inps segnala che eventuali politiche di recupero della bassa natalità italiana, ovvero dei tassi di occupazione femminili e maschili, potranno correggere gli squilibri demografici nel lungo periodo ma non potranno da sole arginare la riduzione delle classi di popolazione in età lavorativa prevista per il prossimo ventennio.

Aumentare l'immigrazione regolare
"Tutti sono d'accordo sul fatto che bisogna contrastare l'immigrazione irregolare" prosegue ancora Boeri. "Bene, ma si dimentica un fatto importante: per ridurre l'immigrazione clandestina il nostro paese ha bisogno di aumentare quella regolare». "Tanti lavori per i quali non si trovano lavoratori alle condizioni che le famiglie possono permettersi nell'assistenza alle persone non autosufficienti - ha detto - tanti i lavori che gli italiani non vogliono più svolgere. C'è una forte domanda di lavoro immigrato in Italia». Secondo Boeri in presenza di decreti flussi "del tutto irrealistici", questa domanda si riversa sull'immigrazione irregolare degli overstayer, di chi arriva in aereo o in macchina, non con i barconi, ma con i visti turistici e rimane in Italia a visto scaduto. Boeri ha citato l'esempio dei lavoratori domestici: La domanda di colf e badanti delle famiglie italiane è in costante aumento alla luce anche dell'incremento tendenziale del numero di persone non autosufficienti. Tuttavia, in mancanza di decreti flussi con quote per colf e badanti, il numero di lavoratori domestici extracomunitari iscritti alla gestione Inps "tende inesorabilmente a ridursi, non compensato dall'aumento di lavoratori comunitari o italiani che non hanno problemi con i visti".