18 novembre 2019
Aggiornato 19:30
Economia

Reddito di cittadinanza, il M5s non arretra: «In vigore entro il 2019»

Nunzia Catalfo, senatrice del M5S e presidente della commissione Lavoro: «Le coperture? Solo questione di volontà politica, per il jobs act trovati 20 miliardi»

Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio
Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio ANSA

ROMA - Sul reddito di cittadinanza «inizieremo a lavorarci da adesso ed entro il 2019 vogliamo metterlo in atto». La 'promessa' arriva da Nunzia Catalfo, senatrice del M5S e presidente della commissione Lavoro, ai microfoni di Radio Cusano Campus, parlando del provvedimento di cui è stata promotrice. «Dai dati dell'Istat - ha osservato - si evidenzia che la povertà assoluta è aumentata anziché diminuire, figuriamoci quanto sono aumentate le persone a rischio povertà». Quindi il reddito di cittadinanza «è anche un modo per recuperare chi si è ritrovato dopo la crisi in una situazione di disagio, e reinserirlo nel mondo del lavoro». La proposta di legge originale puntava sull'ampiamento dei centri per l'impiego, «quindi mirava già a questo fin dall'inizio». Ancora più «adesso che siamo nella possibilità di investire sulle politiche attive, aiuteremo le persone ad essere reinserite nel mondo nel lavoro. Se la persona non adempie agli obblighi previsti è chiaro che perde il beneficio per sempre, anche il diritto al beneficio. Se invece non trova lavoro per la crisi, accanto ad un intervento delle politiche attive e di formazione, va messo in atto anche un programma di investimenti mirati in settori strategici».

«Le coperture riusciremo a trovarle»
«Siamo consapevoli dell'impresa, non è difficile, non è impossibile, tanti Stati europei - ha spiegato - l'hanno messo in atto». Quindi «è solo una questione di volontà politica e di indirizzo politico. Le coperture le avevamo programmate anche nella precedente legislatura - ha dichiarato ancora Catalfo - e le stiamo programmando anche in questa. Riusciremo a trovare le coperture per portare avanti questa misura. Il Jobs act è costato 20 miliardi e non ha neanche ottenuto i benefici che si proponeva». Quanto al Rei, «il reddito di inclusione fatto dal precedente governo dà un beneficio troppo basso per uscire dalla situazione di povertà e soprattutto - ha detto ancora l'esponente M5s - non si è investito nei servizi che dovrebbero accompagnare la persona ad uscire dal disagio. Se la presa in carico devono farla i centri per l'impiego che non hanno personale, è chiaro che è una misura fallimentare. Quindi prima bisognava investire sui servizi e sulle politiche attive e poi mettere una misura di sostegno».

Fraccaro: «Reddito di cittadinanza è una priorità». Ma i tempi...
Sui tempi del reddito di cittadinanza, il ministro per i rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro frena: «date certe non possiamo darle ma siamo sicuramente ventre a terra per lavorare e dare questo sostegno che è l'urgenza del Paese, è la priorità. Speriamo di poterlo introdurre già nel 2018. Nel 2019 sicuramente verrà fatto ma io mi auguro che il lavoro porti frutti già nel prossimo anno di legislatura». Perché «il reddito di cittadinanza - ha spiegato - è la priorità di questo Governo. Lo faremo nel più breve tempo possibile, e una battaglia importante per il reddito di cittadinanza la faremo in Europa. Siamo europeisti noi del Movimento 5 Stelle e vogliamo che anche l'Italia come il resto d'Europa abbia uno strumento che permette di rilanciare l'economia. Non è un taglio all'economia perché significa dare dei soldi a chi oggi non riesce ad arrivare a una vita dignitosa. Dando questi soldi ovviamente alimenti la domanda interna e fai rilanciare l'economia. Con il Parlamento europeo è stata votata una risoluzione per cui i fondi europei devono essere destinati almeno per il 20% per sostenere questo tipo di riforme, di aiuto alla povertà. Chiediamo con gran forza ai tavoli europei che venga approvato e che si permetta all'Italia di spendere i soldi provenienti dai fondi europei, che sono soldi nostri, in quanto contribuenti attivi, proprio per sostenere le persone che hanno meno possibilità oggi. È una questione etica, ma anche una questione economica, perché dobbiamo rilanciare la domanda interna».