29 settembre 2020
Aggiornato 13:00
Impianti a biomassa

Efficienza energetica, Enerqos punta sulle serre: investiti 6 mln di euro

In un anno convertite alla biomassa 12 strutture florovivaistiche al Centro Nord. Il Presidente Pucci: «Altrettanti progetti saranno portati a termine entro il 2016».

MILANO – Dodici interventi di riqualificazione energetica di altrettante serre florovivaistiche al Centro Nord con un investimento pari a 3 milioni di euro solo nel 2015. Il caso Enerqos, ESCo specializzata in servizi per l’efficienza energetica, conferma la propensione del settore agricolo nostrano a sostituire i vecchi impianti di riscaldamento a gasolio con impianti a biomassa capaci di far risparmiare da subito il 60% del costo della bolletta.

Impianti a biomassa
«Si tratta di un settore altamente energivoro dove il contenimento dei costi di riscaldamento diventa decisivo per la vitalità di molte aziende che hanno evidentemente risentito della crisi degli ultimi anni - spiega il presidente di Enerqos, Giorgio Pucci - Abbiamo già investito 3 milioni di euro su progetti conclusi e altrettanti ne investiremo entro il 2016 andando a chiudere altri 12 progetti sia sul florovivaistico che sull’agricolo. La nostra ESCo sviluppa una proposta di intervento ad hoc e ne finanzia i costi al 100% a fronte di una condivisione del risparmio solitamente per un periodo di cinque anni, una formula che quindi non grava sul bilancio delle aziende e che supplisce al duro regime degli incentivi che si sono via via drammaticamente ridotti».

I vantaggi di un impianto a biomassa
Secondo i dati ISTAT le serre in Italia ricoprono una superficie pari a 42 mila ettari, di cui 37 mila nel settore florovivaistico. Molte strutture si trovano al nord, di cui 1.975 ettari solo in Lombardia, dove il clima e l’assenza di zone metanizzate rende il tema del riscaldamento particolarmente sentito. «Sostituire un vecchio impianto a gasolio con uno a biomassa non ha solo vantaggi economici, ma anche evidentemente ambientali nella prospettiva del Piano 20-20-20 – conclude Pucci - Le buone performance dell’Italia in questo senso temo siano dovute più a una riduzione della produzione che alla coscienza di quanto sia strategica la strada della riqualificazione energetica».