19 gennaio 2020
Aggiornato 19:00
SACE: ecco la mappa dei rischi 2016

I paesi emergenti non sono più un «Eldorado»?

L'aumento dei rischi si è tradotto in oltre 5 miliardi di euro di minori esportazioni nell'ultimo anno, ma è possibile recuperarne 31 nei prossimi quattro puntando, strategicamente, su un paniere di mercati a elevato potenziale.

MILANO - Un mondo più volatile e rischioso, segnato dai prezzi bassi delle materie prime, dall'aumento del debito nei paesi emergenti e dall'estensione della violenza politica: tre fattori che si ripercuotono soprattutto sui mercati emergenti, portando, per la prima volta dopo la crisi globale, a un aumento del divario rispetto ai mercati avanzati. L'aumento dei rischi si è tradotto in oltre 5 miliardi di euro di minori esportazioni nell'ultimo anno, ma è possibile recuperarne 31 nei prossimi quattro puntando, strategicamente, su un paniere di mercati a elevato potenziale: Algeria, Cile, Cina, Emirati Arabi Uniti, Filippine, India, Iran, Kenya, Malaysia, Marocco, Messico, Perù, Polonia, Spagna e Turchia. E' quanto ha evidenziato Sace nella sua Mappa dei rischi 2016.

Fine dell'era dei Brics?
Nell'ultimo anno si è assistito a un leggero miglioramento del rischio nei mercati avanzati (indice Sace -1 punto), contrapposto a un aumento sensibile nei grandi paesi emergenti (+ 4 punti), con picchi significativi per importanti partner commerciali dell'Italia quali Brasile (+10) e Russia (+9). «Il 2016 sancirà la fine dell'era dei Brics e della rappresentazione degli emergenti come Eldorado - ha spiegato Roberta Marracino, direttore area studi e comunicazione di Sace - Sarà un mondo meno piatto e con sensibili differenze all'interno delle singole aree geografiche, di fatto un ritorno allo stato dei mercati pre-2007, ma con maggior complessità e volatilità, che abbiamo chiamato nuovo Old Normal».

Prezzi bassi delle materie prime
Secondo Sace vi sono tre trend che influenzeranno rischi e opportunità nel 2016. Il primo sono i prezzi bassi delle materie prime: nel 2015 tutte le commodity hanno perso valore (42 materie prime su 46 hanno toccato i valori più bassi degli ultimi trent'anni): si tratta di un fenomeno trasversale e difficilmente sostenibile nel medio-lungo termine per quei mercati emergenti fortemente dipendenti dalle commodity e poco diversificati. Ne sono un esempio Algeria (+12), Angola (+10) e Venezuela (+7).

Poi l'aumento del debito
Nei paesi emergenti la posizione debitoria si è aggravata, con un aumento del debito sia pubblico (passato dal 150% del Pil nel 2009 a circa il 195% oggi) sia corporate (quintuplicato negli ultimi dieci anni, grazie alle condizioni favorevoli sui mercati dei capitali internazionali). Il ripagamento è diventato più oneroso e a rischio di sostenibilità a causa del calo dei prezzi delle commodity, del rialzo dei tassi della Fed e delle svalutazioni delle valute locali, da cui non sono esenti anche mercati più solidi, come Turchia (+3) e Malesia (+1).

Infine, l'estensione della violenza politica
Il 2015 ha visto crescere il ruolo del terrorismo come fonte d'instabilità geopolitica e non solo come evento singolo di rischio. Le ripercussioni del terrorismo hanno un costo secco per l'economia globale, pari a 64 miliardi di dollari secondo le stime dell'Institute For Economics & Peace, e compromettono l'operatività di diversi Paesi, come nel caso di Yemen (+12), Libia (+12) e Siria (+5). Diverso il caso del Brasile che, partendo da livelli di rischio ben più bassi, ha registrato un rapido deterioramento (+6), in un contesto di criticità marcate sotto il profilo sia economico che politico.