14 ottobre 2019
Aggiornato 07:30
Nucleare

La Commissione parlamentare sui Rifiuti: «Sogin deve migliorare significativamente»

Nella relazione è scritto: «Non sarebbe tra l'altro marginale il danno che il perdurare della situazione attuale avrebbe sull'immagine dell'azienda e sul livello di fiducia da parte dei cittadini, con le conseguenze più dirette proprio sull'accettazione dello stesso deposito nazionale»

ROMA - E' necessario che «Sogin migliori significativamente, con un approccio pienamente condiviso da tutto il suo vertice, le capacità complessive di gestione dei progetti dei quali è responsabile, anche in vista di quello, non semplice, della realizzazione del deposito nazionale. Non sarebbe tra l'altro marginale il danno che il perdurare della situazione attuale avrebbe sull'immagine dell'azienda e sul livello di fiducia da parte dei cittadini, con le conseguenze più dirette proprio sull'accettazione dello stesso deposito nazionale». E' quanto emerge dalla relazione sulla gestione dei rifiuti radioattivi in Italia e sulle attività connesse approvata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad essa correlati.

SITUAZIONE NON CONFORTANTE - Nella relazione si evidenzia come le criticità del decommissioning siano legate alla perdurante mancanza di un deposito nazionale unico conseguenza di una eccessiva lentezza di Sogin. Nella relazione conclusiva della scorsa legislatura la Commissione aveva già indicato «alcune importanti criticità che nel corso dell'inchiesta erano emerse e che hanno fatto definire la situazione complessiva dei rifiuti radioattivi 'non confortante'. La criticità fondamentale sta nella perdurante mancanza di un deposito nazionale ove collocare i rifiuti, oggi distribuiti in numerosi siti sparsi sul territorio nazionale, in massima parte ancora quelli ove sono stati prodotti».

POCA SICUREZZA E TROPPA LENTEZZA - Nella relazione viene riportato che «questa mancanza, oltre a non consentire una stabile messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi secondo gli standard oggi disponibili, rende incerta la prospettiva per le operazioni di decommissioning degli impianti nucleari. Una seconda criticità sta nella lentezza con la quale sono state condotte le attività di decommissioning, ivi incluso il condizionamento dei rifiuti radioattivi già presenti negli impianti nucleari, operazione questa che, secondo le indicazioni originarie, avrebbe dovuto concludersi entro il 2010 e che la relazione, nel 2012, collocava ancora in una fase poco più che iniziale».

IMPENNATA DEI COSTI - La Commissione non ha tuttavia aderito all'impostazione della Sogin «tendente ad attribuire ad altre cause e non anche, se non soprattutto, a cause interne alla Sogin stessa, la lentezza del procedere delle attività e le dilatazioni dei tempi che si sono registrate nelle programmazioni via via succedutesi e che hanno tra l'altro inevitabilmente contribuito alla forte lievitazione dei costi che, parallelamente, vi è stata». In sintesi, il lavoro svolto dalla Commissione operante nella passata legislatura ha messo in luce, in materia di rifiuti radioattivi, una situazione che è ben lungi dall'aver raggiunto una sostanziale, tranquillizzante stabilità, ma che presenta al contrario importanti criticità. Pertanto, nel corso della presente legislatura, la Commissione di inchiesta in essa istituita ha ritenuto che la materia fosse meritevole di un aggiornamento. L'attività, avviata nell'ottobre 2014, è tuttora in corso e si prevede debba essere ancora ampiamente sviluppata. A fronte degli slittamenti dei tempi, la previsione dei costi è aumentata del 20% circa nel 2008 e del 29% circa nel 2011.

COSTI SCARICATI SU CITTADINI - I costi connessi al decommissioning degli impianti nucleari, compresa la gestione dei rifiuti radioattivi, sono inclusi tra gli oneri generali del sistema elettrico e sono posti a carico dei clienti finali del sistema stesso, attraverso una specifica componente tariffaria. Con la stessa componente tariffaria verranno coperti anche i costi di realizzazione del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, costi stimati intorno a 1,5 miliardi di euro, oltre a una cifra fino a un miliardo di euro, diversamente finanziata, per i progetti di ricerca del parco tecnologico in cui il deposito stesso dovrebbe essere inserito.

RITARDI NONOSTANTE AUTORIZZAZIONI - Il ministro dello sviluppo economico ha anche trasmesso i dati sulla composizione dei costi relativi al deposito: 650 milioni di euro per la localizzazione, la progettazione e la realizzazione del deposito; 700 milioni di euro per infrastrutture interne ed esterne; 150 milioni di euro per la realizzazione del parco tecnologico. In passato, da parte Sogin è stata spesso indicata nella lentezza degli iter autorizzativi la maggiore delle cause, se non l'unica, dei ritardi delle attività sui siti. Da parte Ispra, l'attuale ente di controllo, è stato per contro osservato che, ferme restando le assai limitate risorse di cui l'Istituto ormai dispone per tale funzione, i ritardi hanno riguardato anche attività per le quali la Sogin è stata autorizzata da tempo.