20 agosto 2019
Aggiornato 05:30
solo per automobilisti vip

Pedemontana Lombarda, un'autostrada per pochi pagata con i soldi di tutti

I lavori sono fermi al 30%, il costo complessivo dell'opera si aggira sui 5 miliardi di euro, Legambiente denuncia una “tragedia ambientale” con pochi precedenti e per fare solo 32 chilometri gli automobilisti spenderanno circa 4,72 euro a tratta

ROMA – La Pedemontana Lombarda doveva essere la punta di diamante delle nuove infrastrutture regionali, invece i lavori sono fermi al 30% ed è già il simbolo di una tragedia ambientale, che per poche decine di chilometri d'asfalto è costata la distruzione di centinaia di ettari di boschi. Non solo: sarà un'autostrada per pochi, pochissimi privilegiati, pagata con i soldi di tutti.

Lavori in corso
La Pedemontana Lombarda, la più grande e costosa delle grandi opere lombarde, era stata inaugurata così: «Tempo scaduto per l’era glaciale della mobilità. Autostrada Pedemontana Lombarda rompe il ghiaccio e, dopo cinquant’anni di ristagno infrastrutturale, avvia il disgelo con l’apertura dei cantieri del nuovo sistema viabilistico regionale», avevano detto alla posa della prima pietra, nel lontano 2013, dando inizio ai lavori. Non si trattava solo di un'autostrada come le altre, ma di un vero e proprio «sistema viabilistico» lungo ben 157 chilometri tra Bergamo e Malpensa che avrebbe dovuto migliorare la vita dei cittadini lombardi. Peccato che oggi i lavori siano fermi al 30%, che il costo complessivo dell'opera si aggiri sui 5 miliardi di euro (avete capito bene), che Legambiente denunci una «tragedia ambientale» con pochi precedenti nella storia e che per fare solo 32 chilometri gli automobilisti spenderanno circa 4,72 euro a tratta.

Un'autostrada per soli VIP
Legambiente l'ha soprannominata «l'autostrada di classe business», perché saranno in pochi a potersela permettere: per giungere a Lentate sul Seveso da Cassano Magnago (32 chilometri in tutto) gli automobilisti dovranno sborsare infatti 4,72 euro per poi ritrovarsi, per giunta, bloccati sulla statale 35 (in direzione Cinisello Balsamo). Le tariffe sono circa il 44% più alte rispetto a quelle ipotizzate inizialmente dalla società che gestisce l'infrastruttura (il cui 78,9% delle quote è nelle mani di nomi altisonanti come Milano Serravalle, Milano Tangenziali Spa, Equiter Spa, Intesa Sanpaolo Spa e UBI Banca Spa). Uno scherzo che ai pendolari costerà circa 150 euro al mese, perciò solo il 10-15% dell'utenza sceglierà la Pedemontana, per la quale comunque sono stati sborsati 1.200 milioni di euro di finanziamenti pubblici. L'autostrada si preannuncia perciò come un fallimento economico in piena regola, per la pessima relazione costi-benefici che la caratterizza. Ma non finisce qui. La Pedemontana si è resa protagonista anche di un vero e proprio disastro ambientale: per poche decine di chilometri sono stati distrutti centinaia di ettari di boschi nella valle dell’Olona, della Moronera di Lomazzo, della Battù a Lazzate. Secondo Legambiente, inoltre, potrebbe causare gravi ripercussioni sul reticolo idrico dei corsi d'acqua della zona.

Per chi suona la campana?
E tutto questo a che pro? Il vero problema della regione era il traffico interdetto nel cuore della Brianza, ma gli ingegneri della Pedemontana sembrano averlo completamente dimenticato, perché non saranno in molti gli automobilisti disposti a farsi spennare per poterla utilizzare e le altre arterie regionali non ne trarranno giovamento alcuno. C'è di peggio, tuttavia. Perché la Pedemontana non è un caso isolato: fa parte di un gigantesco progetto autostradale che raggiunge gli 800 chilometri d'asfalto e i cui costi gravano sulle spalle degli italiani. BreBeMi, TEEM, Pedemontana: da sole sono già costate oltre 10 miliardi di euro considerando anche IVA e oneri finanziari di varia natura. Davvero la regione aveva bisogno di queste gigantesche arterie infrastrutturali? Non sarebbe stato meglio investire altrove questi finanziamenti, in buona parte pubblici? Probabilmente la Lombardia avrebbe necessitato in via prioritaria di ben altri servizi invece di utilizzare quel denaro per finanziare cantieri autostradali dall'incerto destino. Ad esempio, quei soldi potevano servire per migliorare il trasporto collettivo urbano ed extraurbano o per aiutare le tante piccole e medie imprese in difficoltà a causa della crisi economica. Temiamo che queste grandi opere infrastrutturali siano servite più a gratificare alcune lobby industriali, forse perfino complici delle ecomafie, invece che migliorare la vita di noi comuni mortali.