16 giugno 2019
Aggiornato 23:00
Arriva il BEPS

L'arma segreta dell'Ocse contro l'evasione fiscale

Un piano d'azione tanto ambizioso quanto promettente per colpire duramente le multinazionali coinvolte in trafficici illeciti che dovrebbe concretizzarsi entro i prossimi diciotto-ventiquattro mesi

ROMA – Una vera e propria rivoluzione per il fisco mondiale. Si tratta del BEPS, un ambizioso progetto di contrasto all'evasione fiscale internazionale che dovrebbe concretizzarsi entro i prossimi diciotto-ventiquattro mesi. Un piano d'azione condiviso dai più importanti paesi a livello mondiale e presentato dall'Ocse, che promette di fare scintille per disciplinare il comportamento di quelle multinazionali un po' furbette, da troppo tempo nel mirino del Fisco mondiale.

C'era una volta LuxLeaks
C'era una volta LuxLeaks, lo scandalo che coinvolse perfino il presidente della Commissione europea, l'ex premier lussemburghese Jean-Claude Juncker, per una serie di agevolazioni fiscali concesse dal Lussemburgo ad alcune importanti multinazionali. E, come questa, tante altre storie di evasione ed elusione fiscale internazionale. Secondo le stime dell'OCSE il danno è calcolabile fra il 4 e il 10% della Corporate income tax (Cit), cioè fra i 100 e i 240 miliardi di euro all'anno. Significa che dal 2013 circa 500 miliardi di euro sono stati sottratti illegalmente al Fisco internazionale dalle grandi multinazionali che, sfruttando le asimmetrie normative tra i vari paesi, riescono a spostare i loro profitti in giro per il mondo in modo da ridurre il pagamento delle tasse dovute.

Il BEPS
C'era una volta, si diceva. Perché oggi il Fisco mondiale dichiara guerra aperta a questo genere di comportamenti illeciti e sceglie un piano d'azione tanto ambizioso quanto promettente per colpire duramente le multinazionali coinvolte. L'Action Plan on Base Erosion and Profit Shifting (meglio noto con l’acronimo inglese BEPS) è un progetto coordinato e condiviso da 40 paesi membri Ocse e non-Ocse e articolato secondo 15 linee d'azione. Tra gli altri, partecipano al BEPS gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Germania, la Francia e l'Italia. Una guerra aperta alle sofisticate operazioni di ingegneria tributaria messe in atto dalle società che fino ad oggi sono riuscite ad evadere o eludere il fisco delle amministrazioni locali. Il progetto parte da lontano (da quando, nel 2013, le nazioni del G20 chiesero all'OCSE di studiare una strategia comune per risolvere questo problema degli stati membri) e si propone di rivoluzionare completamente le regole del Fisco mondiale.

Relazione country by country
Uno degli strumenti più importanti del BEPS sarà il report country by country. Si tratta di una documentazione molto dettagliata (paese per paese, appunto) su tutte le attività finanziarie che svolgono le varie multinazionali: serve non solo a rendere più trasparente il loro giro d'affari – in particolare tutti i ricavi e le imposte versate - , ma soprattutto più accessibili, fruibili e condivisibili le informazioni tra i paesi che aderiscono al progetto. Un duro colpo per le pratiche aggressive di transfer pricing, ossia l'applicazione di prezzi di trasferimento tra le società ubicate in stati diversi senza tener conto del valore di mercato. Ma, oltre al report country by country, il BEPS ha altre armi nel cassetto. Come l'introduzione di una nuova definizione di «organizzazione stabile».

Ruling, digital tax e una nuova definizione di organizzazione stabile
Uno degli escamotage più utilizzati dalle multinazionali che intendono aggirare le regole del Fisco internazionale è quello di ricorrere ad accordi di commissariamento e alla frammentazione artificiale dell'attività di business per non far rientrare (o far rientrare solo in minima parte) nella definizione di organizzazione stabile la maggior parte dei ricavi. Ecco allora che l'Ocse ha deciso di affrontare il problema all'origine, aggiornandone la definizione in modo da contrastare il trasferimento dei profitti nei paradisi fiscali più gaudenti. Inoltre, verrà implementato il ruling: cioè lo scambio automatico di informazioni sugli accordi fiscali concessi dai vari governi alle multinazionali, ed è allo studio una digital tax. Quest'ultima potrebbe essere la testa d'ariete capace di sfondare la roccaforte dell'evasione fiscale internazionale, che si nasconde dietro i baluardi di una digital economy in crescente espansione. Di tutto ciò i governi riuniti al G20 discuteranno domani a Lima, e nei prossimi due anni verranno definite meglio le norme che saranno contenute nel BEPS. L'applicazione delle nuove regole dovrà essere poi approvata dai parlamenti nazionali. Ci vorrà del tempo, ma c'è da sperare che le multinazionali nel mirino del Fisco perché colpevoli di aver adottato comportamenti illeciti non vivranno (più) felici e contente.