3 aprile 2020
Aggiornato 03:30
Parla il presidente di Confedilizia

Sugli affitti commerciali, il governo non apre il mercato

Giorgio Spaziani Testa sottolinea l'arretratezza normativa che regolamenta gli affitti tra privati immobili non abitativi. Il governo, pur avendo riconosciuto anche recentemente la falla nella norma, sceglie di mantenere una legge che «scoraggia fortemente l’avvio di nuove iniziative imprenditoriali»

ROMA – Confedilizia punta ancora il dito contro il governo e stavolta lo fa in merito alla questione degli affitti tra privati immobili non abitativi i quali devono ancora essere regolati da una norma di quaranta anni fa. «Il Governo e i relatori alla Camera del disegno di legge formalmente intitolato al mercato e alla concorrenza hanno deciso che gli affitti tra privati di immobili non abitativi devono ancora essere regolati da una normativa di quasi quarant’anni fa, la cosiddetta legge sull’equo canone», scrive in una nota il presidente Giorgio Spaziani Testa.

Una norma troppo rigida, anche per il governo
La normativa risulta essere del tutto «anacronistica e gravemente limitativa dell’attività economica», spiegano da Confedilizia. È interessante notare – continua Spaziani Testa – come questa legge sia stata oggetto di attenzioni dal parte di questo stesso governo, che, non più tardi di qualche mese fa, nella relazione ufficiale ad un decreto-legge, aveva detto essere caratterizzata da «rilevanti elementi di rigidità che non hanno pari nei principali Paesi europei», sottolineando ancora che «l'attuale disciplina vincolistica limita la libertà delle parti di regolare liberamente il rapporto, predeterminandolo in molti elementi essenziali» e, ancora, che «tali rigidità costituiscono un freno allo sviluppo del mercato delle locazioni commerciali e degli immobili ad uso turistico».

La disciplina fuori dal tempo
Tale affermazione, però, non sembra aver avuto alcun risultato concreto e, nonostante siano state presentate anche alcune proposte liberalizzatrici sottoscritte da deputati di Gruppi parlamentari sia di maggioranza (Area popolare) sia di opposizione (Forza Italia), il governo e i relatori del provvedimento si sono dimostrati sordi di fronte all'urgenza della questione, scegliendo di mantenere «una disciplina fuori dal tempo, che impedisce l’incontro tra domanda e offerta e che, soprattutto, scoraggia fortemente l’avvio di nuove iniziative imprenditoriali, specie da parte di giovani. Il tutto, però, consentendone la derogabilità solo da parte di pochissimi grandi soggetti». Confedilizia, rappresentata da Spaziani testa, ne prende atto, ribadendo però l'intenzione di non rassegnarsi «al fatto che spinte puramente corporative possano impedire la modernizzazione di un Paese messo in ginocchio ogni giorno, prima ancora che dalla crisi economica, da uno Stato che non sa riconoscere le vere esigenze dei cittadini e del mercato».

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