20 novembre 2019
Aggiornato 18:30
L'Associazione chiede di essere convocata dal Senato

FederPetroli: senza un piano energetico l'Italia resterà il fanalino di coda dell'Ue

Il forte richiamo al Parlamento è arrivato dal presidente dei petrolieri italiani, Michele Marsiglia che ha aggiunto: se non «cambia profondamente l’ossatura della politica energetica nazionale il nostro Paese non potrà contribuire all’ambizioso progetto varato lo scorso febbraio dalla Commissione europa sull’Unione dell’energia».

ROMA - «Senza una politica energetica nazionale ben delineata l’Italia invece che essere il Paese guida dell’hub energetico Mediterraneo, resterà il fanalino di coda»: il forte richiamo al Parlamento è arrivato dal presidente di FederPetroli, Michele Marsiglia.

DA ANNI BLOCCO DI ATTIVITA' - Marsiglia ha ricordato che se non «cambia profondamente l’ossatura della politica energetica nazionale l’Italia non potrà contribuire all’ambizioso progetto varato lo scorso febbraio dalla Commissione europa sull’Unione dell’energia». Per FederPetroli il piano energetico comunitario è «più che positivo» ma l'associazione ha aggiunto che «in questi ultimi anni è evidente il blocco delle attività: ricerca di risorse minerarie in stallo, indotto di raffinazione critico, reti di comunicazione infrastrutturali per il trasporto del petrolio e gas che non riescono a prendere corpo, progetti di rilevanza internazionale come il corridoio sud che vivono un’altalenante situazione di sviluppo, la logistica integrata con depositi ed attracchi portuali non idonei al ricevimento prodotto, nonché le difficoltà degli impianti di produzioni di energia elettrica». Marsiglia ha aggiunto che un altro problema è la mancanza di una «struttura legislativa che permetta agli imprenditori di investire in Italia senza scappare via dopo pochi anni. In questo modo il pacchetto dell’Energy union sarà solo un altro slogan cui l’Italia non potrà mai contribuire».

GOVERNO CI ASCOLTI - Per questi motivi i petrolieri italiani hanno chiesto di essere convocati dalla 10° Commissione Attività produttive e 13° Commissione Ambiente del Senato della Repubblica, in merito all'Unione dell'energia per «denunciare la grave situazione in cui vertono le aziende energetiche italiane e la totale mancanza di struttura di interconnessione energetica interna e con il resto dell’Europa». Marsiglia ha concluso ricordando che la sua associazione, su richiesta di palazzo Madama, ha già prodotto nelle scorse settimane due relazioni di osservazioni «sulla delicata situazione di approvvigionamento energetico con la Libia e non ultimi i commenti ai 5 punti strutturali della Politica energetica europea. Le Commissioni saranno portate a conoscenza delle parole delle aziende, sarà nostro compito comunicare il disagio politico, economico e legislativo. Il governo questa volta dovrà ascoltare, altrimenti rischiamo un altro grande bluff dell’Italia nello scacchiere energetico internazionale, una figura che non possiamo permetterci, l’Europa ci chiede un aiuto, basta nascondersi dietro a slogan politici, i problemi reali sono altri».