14 novembre 2019
Aggiornato 16:30
Dopo la Camusso anche Palombella boccia la coalizione sociale della fiom

Tutto il sindacato concorde: Landini ci porta fuori strada

«Il sindacato ha sempre fatto politica in Italia». Così Maurizio Landini, segretario di Fiom, finisce nell'occhio del ciclone. Dal canto suo, Susanna Camusso frena il numero uno dei metalmeccanici e afferma che Cgil continua a fare il suo lavoro, cioè quello di «un'organizzazione sindacale di rappresentanza dei lavoratori».

ROMA - «Il sindacato che lui immagina è un sindacato che non esiste». Il segretario dei metalmeccanici di Uil, Rocco Palombella, in un'intervista al DiariodelWeb.it, è duro nei confronti delle ultime dichiarazioni del leader di Fiom, Maurizio Landini. Alle parole di Landini, che, in un'intervista rilasciata a La Repubblica, afferma che «il sindacato italiano ha sempre fatto politica in Italia», Palombella risponde: «Ladini parla per la sua organizzazione, non parla per l'intero movimento sindacale. Anzi, adesso l'ha esplicitato, perché ogni qualvolta c'è stata una nostra accusa nei confronti di Landini, loro hanno continuato a dire che fanno i sindacalisti e non si occupano di politica. Adesso che la cosa è così evidente, lui parla di un'organizzazione sindacale che fa politica. Noi ovviamente non solo non siamo d'accordo, ma riteniamo che sia delittuoso per un sindacato di categoria, ma anche per un sindacato confederale fare politica. Il sindacato, invece, deve essere pluralista, ma deve essere autonomo dai partiti politici e dal fare politica. Per fare politica ci sono i partiti. Le organizzazioni sindacali devono, invece, tutelare i lavoratori. Quindi mi sembra uno spostamento in avanti e un'ammissione delle accuse che noi abbiamo sempre mosso: la Fiom è un sindacato che fa politica, che assomiglia più ad un'organizzazione politica che a un sindacato».

NECESSARIA AUTONOMIA DA POLITICA - Landini afferma che il sindacato non si occupa unicamente di fare da intermediario nel rapporto tra impresa e lavoratore, ma abbia anche un aspetto sociale. In un mondo industrializzato in cui di intermediari ce ne sono molteplici, pensa che spetti ancora al sindacato fare da intermediario alle esigenze sociali dei lavoratori? «Assolutamente no - afferma Palombella -, le organizzazioni sindacali di categoria e confederali devono sempre più avere una loro autonomia dai partiti e tutelare gli interessi dei lavoratori. Solo aumentando la loro autonomia possono direttamente discutere di problemi di interesse dei lavoratori. Se cominciano, invece, ad essere gli intermediari di questioni di natura politica, il sindacato perde la sua forza. E in questo momento penso che la Fiom in questi anni in cui ha deciso di interessarsi di politica abbia perso il consenso tra i lavoratori. Quando Landini parla di crisi di rappresentanza e quindi la necessità di un sindacato diverso parla della sua organizzazione. Perché nelle elezioni che abbiamo fatto senza la Fiom, i lavoratori hanno votato per il 93%, sia a Melfi che a Pomigliano. Quindi lui in questo momento deve fare una scelta: non continuare ad avere un sindacato spostato in politica, ibrido, perché questi sono danni incalcolabili per la sua organizzazione sindacale. Quindi il sindacato che lui immagina è un sindacato che non esiste. È un sindacato che ritaglia sula sua persona, perché è sbagliato, perché rischia di far diventare tutto il sindacato come un unico soggetto politico. Anche Renzi dice 'il' sindacato e non 'un' sindacato e questo è grave, perché non fa distinzioni». «La gente non segue più un sindacato che ha scelto di fare politica, ci sono già tanti partiti in Italia», conclude il segretario generale di Uilm

CAMUSSO CONTRO - Smorza i toni, il segretario della Fiom, rispetto alle polemiche con il segretario della Cgil, Susanna Camusso, che invece si dice in totale disaccordo con la piega presa dal segretario dei metalmeccanici: «Io penso che ci siano temi sui quali è Bene fare iniziative il più larghe possibile, ma noi dobbiamo fare il nostro lavoro, che è il lavoro di un'organizzazione sindacale di rappresentanza dei lavoratori», afferma la numero uno di Cgil. 

LANDINI: SONO E RESTO SINDACALISTA - «Il sindacato italiano ha sempre fatto politica. Ha sempre espresso una sua visione non è mai stato un sindacato di mestiere». Il segretario della Fiom, Maurizio Landini, risponde così a Roberto Mania, che, in un'intervista su La Repubblica, chiede al numero uno dei metalmeccanici se quello che sta perseguendo non sia nei fatti un programma politico. Si può parlare della nascita di un nuovo partito? Nient'affatto, secondo Landini: «Io voglio continuare a fare il sindacalista – torna a ribadire il segretario di Fiom –. Io dico che per la prima volta nella nostra storia democratica non c'è una rappresentanza politica del lavoro». A detta del segretario di Fiom, infatti, quello in corso sarebbe «un attacco al ruolo, anche politico, che il sindacato generale ha sempre svolto in Italia». E in qualità di leader del sindacato dei metalmeccanici, aggiunge: «Non posso non pormi il problema di contrastare questo processo».

LA COALIZIONE SOCIALE - La «coalizione sociale» che Landini sta cercando di costruire potrebbe apparire come un primo passo prima della costituzione di un partito vero e proprio, ma «non è così», frena il leader di Fiom. «Una coalizione sociale vuol dire mettere insieme chi agisce nel sociale con al centro la questione del lavoro». Una formazione che verrà quindi costituita con realtà capillari sul territorio e attente alle tematiche espresse da Landini come Libera di don Luigi Ciotti o Emergency di Gino Strada? Anche, ma non solo: «Con tutti coloro che possono contribuire a a dare rappresentanza al lavoro», afferma il sindacalista.