20 febbraio 2020
Aggiornato 23:00
Scenari

La crisi mondiale si frangerà contro l’Europa Orientale?

Uno degli economisti di primo piano americani, Premio Nobel Joseph Stiglitz nella sua colonna d’autore dell’edizione Project Syndicate ha dichiarato che le previsioni più cupe su una stagnazione lunga, anzi perpetua e sul calo del tenore di vita della popolazione degli USA e dell’Europa si possono avverare a causa di errori di governi

Il nostro osservatore Petr Iskenderov ravvisa una logica in simili ragionamenti, ma pone attenzione agli avamposti assai impreviste sulla via della crisi globale - paesi dell’Europa Centrale ed Orientale.

Cominciamo col dire una cosa che salta agli occhi: simili previsioni apocalittiche in molti casi perseguono degli obiettivi del tutto concrete: in particolare, quelli di posizionare un autore come capo esperto di un problema o di un altro, e contestualmente di esimerlo dalla responsabilità per gli eventuali errori che abbia fatto in passato o che farà in futuro.

Inoltre, come ha fatto notare, parlando con il corrispondente de «La Voce della Russia», l’esperto dell’Istituto di studi sull’Europa presso l’Accademia Russa delle Scienze Vladislav Belov, le previsioni degli analisti finanziari, com’è caso frequente, perseguono dei determinati scopi speculativi. Egli ha rammentato, in particolare, che così è stato un anno – due anni fa quando gli esperti valutavano quasi al 90 % la probabilità di uscita della Grecia dalla zona Euro:

I ragionamenti degli analisti vanno parallelamente alle valutazioni delle maggiori agenzie di rating. A mio parere, in tutto ciò c’è una parte dell’impatto speculativo sul mercato. Mi pare che attualmente sia il caso di considerare in modo più accurato le stime del genere.

Tutto sommato, invece di esagerare il ruolo delle tendenze negative globali sarebbe meglio lanciare uno sguardo ravvicinato alla situazione che si creano in vari paesi e regioni, dove già ora si sta tentando di condurre un’autonoma politica macroeconomica, abbandonando le ricette, che in larga misura appaiono erronee, dell’Eurocommissione, della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale.

Tra queste regioni si annoverano i paesi dell’Europa Centrale ed Orientale. Il Governo ungherese del Primo ministro Viktor Orbán, nonostante le proteste da parte dei vertici dell’Unione Europea, negli ultimi mesi ha messo sotto rigoroso controllo importanti parametri sociali come tariffe comunali e la situazione nel mercato energetico locale. Il che ha consentito al governo non solo di attenuare la tensione sociale ma anche di ridurre il tasso di inflazione.

Analoga opposizione sui problemi chiave della politica economico-sociale si sta sviluppando anche intorno alla Romania.

Negli ultimi tempi sia l’Ungheria che la Romania registrano indici discreti su un parametro importante per l’Europa d’oggi come il tasso di disoccupazione - inferiore rispetto a quelli che vediamo in seno all’Ue e nella zona Euro, anzi in una forte economia come quella della Francia.

Chissà, forse le onde della crisi economica mondiale d’oggi in fin dei conti si frangeranno proprio contro questa regione e non contro la Cina o il Giappone!