12 marzo 2026
Aggiornato 11:39
Lavoro

BCE: «La crisi ha peggiorato la disoccupazione giovanile in Italia»

L'Italia è tra i paesi dell'area euro dove è maggiormente peggiorata la disoccupazione giovanile a seguito della crisi, rileva la Bce in una analisi contenuta nel suo ultimo bollettino mensile. Totalmente inattivi 1 su 5

FRANCOFORTE - L'Italia è tra i paesi dell'area euro dove è maggiormente peggiorata la disoccupazione giovanile a seguito della crisi, rileva la Bce in una analisi contenuta nel suo ultimo bollettino mensile. «Il tasso di disoccupazione giovanile è aumentato in maniera particolarmente marcata nei paesi soggetti a tensioni di mercato - si legge - portandosi nel 2013 su valori compresi fra il 50 e il 60 per cento in Grecia e in Spagna e raggiungendo livelli prossimi al 40 per cento in Italia, Portogallo e Cipro e al 30 per cento in Irlanda».
L'evoluzione della disoccupazione giovanile mostra «notevoli differenze fra paesi», dice ancora la Bce. «In Austria e a Malta l'incremento è stato moderato e in Germania si è persino registrato un calo».

TOTALMENTE INATTIVI 1 SU 5 - Oltre un giovane su cinque in Italia, nella fascia 15-24 anni, non lavora, non studia e non segue alcun percorso di formazione: è totalmente inattivo. Ed è il livello più elevato di tutta l'area euro, perfino superiore a quelli di Grecia e Spagna.
L'Italia è già inquadrata tra i Paesi in cui in generale la disoccupazione dei giovani è più alta, al 40 per cento. Basandosi su dati Eurostat, la Bce poi esamina il problema della «non attività dei giovani».
«L'incremento dei tassi di non partecipazione può risultare meno preoccupante se riflette non soltanto fenomeni di scoraggiamento, ma anche un prolungamento dei percorsi di istruzione e formazione che, in ultima istanza, permetta di accrescere la produttività o di migliorare le prospettive lavorative», si legge.
Nella media di Eurolandia la quota di giovani non occupati né impegnati in percorsi di istruzione o di formazione è rimasta stabile tra 2007 e 2012. E «in alcuni paesi soggetti a tensioni di mercato, quali Spagna e Portogallo, si è persino registrata una flessione. Per contro la quota di giovani considerati inattivi che non sono impegnati in attività di istruzione o formazione è aumentata in altri paesi sottoposti a tensioni di mercato, come Italia, Irlanda, Cipro e Grecia».
Spesso chiamati «Neet», acronimo inglese di «no education, employment or training», questi giovani totalmente inattivi hanno sfiorato il 21 per cento in Italia, secondo una tabella pubblicata nell'analisi, dal 16 per cento circa del 2007. Si tratta del valore più alto in assoluto, seguito dalla Grecia al 20 per cento, Irlanda e Spagna attorno al 18 per cento e Cipro al 16 per cento circa.

DISOCCUPAZIONE AREA EURO SI STABILIZZA - Gli ultimi dati sul mercato del lavoro dell'area euro «mostrano una certa stabilizzazione», ribadisce la Bce nel suo ultimo bollettino mensile, ricordando tuttavia che il quadro generale cela «nette differenze tra paesi e fasce di età».
Le indagini mostrano una tendenza al miglioramento, ma con la prospettiva di andamenti deboli nel prossimo futuro.
Lo scorso dicembre «il tasso di disoccupazione è stato pari al 12 per cento, invariato rispetto ai due mesi precedenti. Tale stabilità, che cela una flessione del numero dei disoccupati, segue il calo mensile di 0,1 punti percentuali registrato a ottobre, che a sua volta ha segnato la prima riduzione del tasso di disoccupazione in oltre due anni e mezzo», osserva la Bce.