7 dicembre 2019
Aggiornato 12:00
Riva Acciaio

Sull'Ilva ancora in campo tutte le ipotesi, Cisl e Uil contro il commissariamento

Il sottosegretario allo Sviluppo: «Passi avanti su tenuta produttiva e finanziaria. Per noi è essenziale che la produzione riprenda e che l'occupazione sia tutelata». La Cna: «Bloccare i pagamenti ai fornitori è da irresponsabili»

ROMA - Il risanamento dell'Ilva di Taranto ha finalmente intrapreso una buona strada. Ad annunciarlo ai microfoni di Radio1, è il sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti, che ha illustrato l'esito del vertice a Palazzo Chigi al quale hanno partecipato il commissario Ilva Enrico Bondi, il ministro dell'ambiente Andrea Orlando e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Filippo Patroni-Griffi.

DE VINCENZI, ILVA RIMESSA IN SESTO - «Il commissario Bondi ci ha illustrato i passi avanti fatti, innanzitutto sulla tenuta produttiva e finanziaria dell'Ilva, che è stata rimessa in linea di navigazione. Ci è stato anticipato che stanno per presentare un piano industriale che consentirà di finanziare e realizzare gli investimenti di risanamento ambientale».
De Vincenti ha proseguito: » Abbiamo sollecitato l'azienda a chiedere in modo esplicito alla magistratura, al custode giudiziario la facoltà d'uso degli impianti e delle risorse liquide necessarie al proseguimento dell'attività. Noi abbiamo chiesto all'azienda di muoversi oggi stesso, dunque tempi rapidi, anzi rapidissimi per verificare la possibilità di far ripartire subito le attività».

IPOTESI COMMISSARIAMENTO RESTA - Se questo dialogo non dovesse portare frutti, restano diverse ipotesi allo studio, ha aggiunto De Vincenzi: «In ogni caso se dovesse rimanere il blocco agli impianti vorrebbe dire che qualcosa nel nostro ordinamento va migliorato, corretto, dunque che serve un intervento normativo: il sequestro dei beni è sacrosanto quando il giudice ritiene che quello sia il modo per garantire il pagamento degli eventuali danni causati dall'azienda, ma è anche chiaro che quando questo blocca l'attività produttiva e mette in forse posti di lavoro c'è qualcosa che non va. Per noi è essenziale che la produzione riprenda e che l'occupazione sia tutelata. E' un interesse non solo dei lavoratori ma di tutto il sistema Paese».

RIVA, PRONTI A RIPRENDERE PRODUZIONE - Poco dopo è arrivato il primo comunicato aziendale, dove è scritto: «Riva Acciaio in conformità a quanto discusso presso il ministero dello Sviluppo economico, è pronta ad avviare un dialogo con il custode giudiziario per verificare se sussistano le condizioni per una ripresa delle attività produttive nei propri stabilimenti. Peraltro - ha aggiunto Riva - proprio oggi il custode giudiziario, in risposta alla comunicazione di Riva Acciaio dello scorso 11 settembre, ha informato l'azienda di non aver ricevuto alcuna formale comunicazione in ordine all'esecuzione del provvedimento di sequestro disposto dal Gip di Taranto e che, pertanto, potrà prendere contatti con Riva Acciaio solo una volta che la polizia Giudiziaria all'uopo delegata lo immetterà formalmente in possesso di quanto sequestrato. Di questo è stato prontamente informato il ministero dello Sviluppo economico».
Nel frattempo però è arrivata anche l'altra comunicazione da Riva, quella che ha annunciato la sospensione dei pagamenti ai fornitori non potendo disporre di alcuna somma liquida.

CNA, NON PAGARE FORNITORI DA IRRESPONSABILI - Immediata la condanna della Cna che ha definito la decisione del gruppo «un atto irresponsabile che mette sul lastrico centinaia di piccole imprese dell'indotto che forniscono ogni giorno i servizi agli stabilimenti del gruppo. Nessuno di noi - ha detto il segretario degli artigiani e delle Pmi Sergio Silvestrini - mette in discussione le decisioni della magistratura, ma non possiamo tollerare la scelta di scaricare su maestranze e fornitori un conflitto che deve restare nelle aule di tribunale. La siderurgia è strategica per l'Italia e nessuno può mettere a rischio il settore e tutto l'indotto: dai trasportatori ai manutentori, dalle mense alle tipografie».

«E' una spirale pericolosa che si deve immediatamente interrompere prima che il fermo degli impianti pregiudichi anche le aziende utilizzatrici dei prodotti siderurgici. Pertanto sollecitiamo il governo a usare gli strumenti a sua disposizione per ripristinare la normale attività aziendale - ha concluso Silvestrini - e a convocare le parti al più presto per individuare le migliori soluzioni».

CISL, COMMISSARIAMENTO SIA ESTREMA RATIO - Prima di pensare ad un nuovo commissariamento, è necessario riavviare subito gli impianti produttivi, ha spiegato il segretario nazionale Fim-Cisl, Marco Bentivogli, secondo cui il commissariamento degli stabilimenti deve essere «l'estrema ratio».

«Il riavvio deve avvenire nelle prossime ore, il tempo perso oltre che far perdere salario e mettere a rischio l'occupazione fa perdere definitivamente clienti e commesse, in un momento in cui il mercato è fortemente competitivo. Il Commissariamento prevede un iter troppo lungo che non possiamo permetterci», ha sottolineato il sindacalista.

«La strada di commissariare tutte le aziende, è una modalità già troppo utilizzata in questo paese e non sempre è la strada migliore per recuperare e rafforzare la governance delle imprese in difficoltà. Le condizioni per il riavvio degli impianti ci sono, serve buon senso da parte di tutti. Solo qualora non si avrà questa capacità di fare passi avanti si potrà contemplare il commissariamento e si potrà pensare ad estendere quello esistente per le realtà Ilva».

UIL, AZIENDE HANNO BISOGNO DI IMPRENDITORI - Anche la Uil non ha auspicato che si arrivi a nominare un commissario per l'intero gruppo Riva Acciaio. Lo ha detto su Radio1 il segretario generale Luigi Angeletti.

«Noi non chiediamo nessun commissario, chiediamo che l'azienda possa continuare a funzionare. Vedremo se l'indicazione che ha dato ieri il governo di utilizzare i beni sequestrati per far funzionare l'azienda avrà un esito positivo, noi ce lo auguriamo. Ma dei commissari non ci fidiamo, e cito l'esperienza più clamorosa, quella di Piombino. Le imprese - ha continuato Angeletti - hanno bisogno di un imprenditore, un azionista che faccia una politica di lungo periodo, non sono aziende municipalizzate. Senza un imprenditore bisogna trovarne un altro, anche eventualmente pubblico, ma non un commissario».