10 dicembre 2019
Aggiornato 02:30
La crisi italiana

Confindustria e sindacati insieme su fisco, politica industriale e lavoro

I segretari di Cgil, Cisl e Uil e il presidente degli Industriali hanno siglato un documento condiviso con le priorità per la crescita del paese in vista della legge di stabilità

GENOVA - La festa del Partito democratico (Pd) a Genova ha messo d'accordo Confindustria e sindacati sulle priorità dell'Italia che il governo dovrà affrontare a breve.

Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, e i segretari nazionali di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, hanno sottoscritto a Genova, un documento condiviso con le priorità per la crescita del Paese in vista della legge di stabilità. Secondo Squinzi e i tre leader confederali, che hanno preso parte a un dibattito alla festa nazionale del Pd, le priorità sono fisco, politica industriale e ammodernamento della Pubblica amministrazione (Pa).

In particolare bisogna ridurre il carico fiscale su lavoro e imprese, istituire una cabina di regia nazionale sulla crisi d'impresa con governo e forze sociali, rivedere gli assetti istituzionali e rendere più efficiente la spesa pubblica.

«Su queste priorità - si legge nel documento - chiediamo un impegno preciso al governo nei prossimi mesi, a partire dalla legge di stabilità, che andranno declinate attraverso un confronto permanente con le forze sociali, con al centro delle politiche economiche il tema della crescita e dello sviluppo industriale per rilanciare l'occupazione e ridare fiducia al Paese in un quadro di accordo sulle scelte strategiche di lungo e medio periodo».

FISCO - Per quanto riguarda le politiche fiscali, la priorità per sindacati e Confindustria è quella di rendere più efficiente, semplice, trasparente e certo il sistema. In particolare nel documento si chiede la riduzione del prelievo sui redditi da lavoro, l'eliminazione della componente lavoro dalla base imponibile Irap, il ripensamento della tassazione sui beni immobili dell'impresa che siano strumentali all'attività produttiva, l'uso della leva fiscale per rilanciare gli investimenti produttivi. Secondo sindacati e Confindustria per incrementare la produttività del lavoro vanno inoltre rese strutturali le attuali misure sperimentali di detassazione e de-contribuzione.

INDUSTRIA - In materia di politiche industriali, nel documento è chiesto il rafforzamento degli investimenti nell'innovazione a 360 gradi per affrontare e vincere la competizione globale, lo sviluppo della green-economy per garantire un rapporto equilibrato tra la tutela della salute e dell'ambiente e la crescita di nuove attività economiche, la creazione di una nuova finanza per lo sviluppo per favorire una maggiore capitalizzazione delle imprese e rilanciare gli investimenti produttivi e la riduzione del costo dell'energia per migliorare la competitività delle imprese.

PA - Infine, per quanto riguarda l'ammodernamento delle Pa, sindacati e Confindustria hanno auspicato la revisione del Titolo V della Costituzione per restituire allo Stato la possibilità di intervenire unitariamente su alcune materie di interesse generale, una seria politica di revisione della spesa pubblica per garantire servizi di qualità a cittadini e imprese non più basata su una logica di tagli lineari.

SQUINZI, DOBBIAMO REMARE IN STESSA DIREZIONE – L'intesa fra sindacati e Confindustria è spiegata dal presidente Squinzi: «Siamo in una situazione tale che non possiamo che remare tutti nella stessa direzione».

Per il numero 1 di Confindustria le cose «da fare sono tante per cui facciamo un appello forte al governo, l'unico possibile, affinché senta tutta la pressione. Occorre rimettere la politica industriale al centro dell'azione di governo, se permane lo status quo ci sarà una ripresa economica internazionale ma noi come Italia continueremo a crescere a livelli di prefisso telefonico, 0,1-0,2 per cento, al massimo 0,3 per cento e questo non creerà occupazione».

Squinzi ha aggiunto che per tornare a crescere, «dobbiamo intervenire con una politica industriale forte. Il nostro Paese, come tutti i grandi paesi, non può prescindere da settori come la siderurghia, l'automobile, la chimica. Dobbiamo ripartire dalle politiche industriali e creare una cabina di regia vera, capace di gestire i casi di crisi aziendali, che spesso vengono affrontate con politiche locali». Al contrario, «bisogna coinvolgere tutti quelli che hanno un contribuito da dare», le aziende, i lavoratori, le banche.

Secondo il presidente anche «il nodo energia» è importante. «L'energia da noi costa il 30 per cento in più della media europea: dobbiamo intervenire». Inoltre, ha proseguito Squinzi, «dobbiamo intervenire anche sul costo del lavoro». Poi «un altro fattore che blocca la crescita sono i debiti pubblica amministrazione. Lo Stato deve mettere mano a pagare i circa 100 mld di debiti che ha nei confronti delle imprese. Solo così - ha concluso Squinzi - possiamo ritrovare la crescita».

CAMUSSO, BASTA DIBATTITI SERVE STRATEGIA – Sintetico il commento della segretaria Cgil Camusso: «E' necessario cambiare passo. Non dobbiamo più essere prigionieri del dibattito ma avere una strategia per il Paese».

BONANNI, NOSTRO MESSAGGIO DI BUONA VOLONTA' - Un accordo con il governo per uscire dalla crisi. A chiederlo è stato il segretario generale della Cisl Bonanni. Per la Cisl infatti occorre «un accordo con il governo per dare una direzione di marcia. Non siamo d'accordo con i litigi e le forzature ma il nostro messaggio si rivolge a tutti quelli di buona volontà con una mobilitazione virtuosa».

ANGELETTI, NON TIRIAMO A CAMPARE - La legge di Stabilità «non deve servire solo a stabilizzare il governo ma deve servire ad aumentare l'occupazione». Lo ha detto il segretario generale della Uil Angeletti. Secondo lui il ragionamento non può essere quello di puntare a evitare la crisi di governo perché porterebbe ad una «catastrofe» peggiore sul fronte dell'occupazione. «Non possiamo tirare a campare - ha sottolineato - la ripresa ci sarà solo quando il tasso di occupazione aumenta e la questione fiscale è strettamente connessa alla possibilità che la crescita non resti soltanto una parola».

«Non stiamo parlando solo di tasse ma di posti di lavoro, ha continuato Angeletti. Abbiamo perso più di mille posti di lavoro ogni giorno nell'ultimo anno e mezzo, da quando abbiamo iniziato politica aumento delle tasse».

Quindi, quello che «chiediamo al governo è, come prima cosa, fare una legge che stabilisca le cose che abbiamo indicato nel documento, e cioè ridurre le tasse sul lavoro dipendente e pensionati e un po' dopo anche sulle imprese», ha detto Angeletti. A proposito delle coperture, la Uil ha indicato due vie: «Primo, destinare tutti i soldi recuperati dall'evasione fiscale automaticamente alla riduzione delle tasse per chi le paga». In secondo luogo, agire sulla spesa pubblica, perché «non ci possiamo più permettere il nostro sistema di spesa pubblica».