15 aprile 2021
Aggiornato 09:00
La crisi italiana

Squinzi all'Europa: «Non siamo peggio degli altri»

Il Presidente di Confindustria: L'Europa «si è accanita con una politica di rigore a dir poco miope, dimenticando che solo la crescita può sostenere il rigore finanziario» e «come se non bastasse l'Europa interpreta non correttamente i mali italiani, che pure esistono». Il Ministro Giovannini: «Primo trimestre peggio delle attese»

ROMA - L'Europa «si è accanita con una politica di rigore a dir poco miope, dimenticando che solo la crescita può sostenere il rigore finanziario» e «come se non bastasse l'Europa interpreta non correttamente i mali italiani, che pure esistono». Lo ha affermato il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, nel corso del suo intervento all'assemblea annuale di Assolombarda.
«Ovviamente il debito deve essere tenuto sotto controllo ma il debito è una voce dell'equazione, non la risolve tutta - ha spiegato Squinzi - Non siamo messi peggio degli altri grandi paesi avanzati e sfiora l'autolesionismo dipingerci come l'aggregato più a rischio del mondo». «In questo rischio costruito un po' astrattamente, o maliziosamente l'Italia gode, purtroppo, di un trattamento che non tiene conto dei suoi fondamentali positivi».
«Siamo entrati in questa crisi dopo che tutti gli altri Paesi erano in difficoltà sul debito privato e trasformavano il debito privato in pubblico - ha concluso Squinzi - Solo per l'Italia è valsa la valutazione, con conseguenti decisioni, di un alto debito pubblico preso asetticamente».

Giovannini: Primo trimestre peggio delle attese - Dati Istat di oggi su consumi, investimenti ed esportazioni «ci dicono che il primo trimestre non solo è andato male ma è andato anche un po' peggio della attese. Quindi il primo trimestre non è il trimestre della svolta». E' quanto ha rilevato oggi il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, nel suo intervento all'assemblea di Assolombarda.
«Il trimestre della svolta sarà il secondo?», si è quindi chiesto il ministro. «Il dato sulla produzione industriale ci dice che il calo prosegue, anche se alcuni segnali ci dicono che le cose migliorano», ha proseguito, aggiungendo che le previsioni di rallentamento che giungono anche da Paesi come Francia e Germania sono una «cattiva notizia».
«Se il secondo trimestre non sarà quello della svolta, allora la domanda è se sarà il terzo o il quarto. Ma io credo ci sia una grande voglia delle imprese di ripartire dopo aver toccato il punto di fondo. Sta a noi risalire, vedere come costruire su questi minimi segnali per fare di una possibilità la svolta», ha concluso il ministro del Lavoro.