9 agosto 2022
Aggiornato 09:00
Politiche europee

Scontro fra i Ventisette sulle regole degli aiuti di Stato

Germania e Francia vorrebbero aumentare la soglia «de minimis» che fa scattare l'applicazione delle norme UE sotto la sorveglianza della Commissione europea, da 200.000 a 500.000 euro per impresa, com'era stato fatto temporaneamente per le banche nel pieno della crisi finanziaria internazionale del 2008-2009, ma l'Italia, insieme alla maggioranza degli altri Stati membri, si oppone

BRUXELLES - Scontro fra i Ventisette sulle regole degli aiuti di Stato: Germania e Francia vorrebbero aumentare la soglia 'de minimis' che fa scattare l'applicazione delle norme Ue sotto la sorveglianza della Commissione europea, da 200.000 a 500.000 euro per impresa, com'era stato fatto temporaneamente per le banche nel pieno della crisi finanziaria internazionale del 2008-2009, ma l'Italia, insieme alla maggioranza degli altri Stati membri, si oppone.

Lo ha spiegato, durante una conferenza stampa oggi a Bruxelles a margine del Consiglio competitività dell'Ue, il ministro per gli Affari europei Enzo Moavero Milanesi, secondo il quale l'ammorbidimento prospettato per le norme sugli aiuti di Stato «si tradurrebbe in questo momento in una distorsione delle pari condizioni di concorrenza sul mercato interno» fra «gli Stati membri (come la Germania, ndr) che hanno capacità di intervento pubblico e altri che non possono permetterselo, perché fortemente indebitati» o comunque sottoposti ai programmi di austerità voluti dall'Europa, che chiede loro «di non eccedere nella spesa pubblica nazionale».

Della questione hanno parlato i ministri dei Ventisette durante il pranzo di lavoro del Consiglio, dopo un'introduzione da parte del commissario alla Concorrenza, Jaoquìn Almunia. Moavero, fra l'altro, ha ricordato che secondo un rapporto della Commissione sugli effetti dell'innalzamento temporaneo delle soglie 'de minimis' durante la crisi finanziaria, «la grande maggioranza degli aiuti è stata erogata in un solo Stato: la Germania».

Mercato unico, Italia prima per infrazioni ma in recupero - L'Italia continua ad essere il paese dell'Ue con il più alto numero di procedure di infrazione per recepimento o applicazione scorretti della legislazione sul mercato unico, con 67 casi pendenti, rispetto a una media comunitaria di 31. Al tempo stesso, l'Italia è anche lo Stato membro in cui negli ultimi anni (da aprile 2008) c'è stata una riduzione più forte dei contenziosi con Bruxelles (-47%). Al secondo posto c'è la Spagna (-39%). Lo si evince dall'ultimo 'scoreboard' sull'applicazione delle regole del mercato interno dell'Ue, pubblicato oggi a Bruxelles dalla Commissione europea.

«Dal maggio 2011, c'è stato un miglioramento significativo» nella riduzione dei contenziosi con la Commissione da parte dell'Italia, ha confermato il portavoce del commissario al Mercato interno, Michel Barnier, presentando il rapporto, che vede più in generale la situazione migliore mai registrata riguardo al deficit di recepimento medio Ue delle direttive, che è passato dal 6,3% nel 1997 allo 0,6% attuale.

Tornando all'Italia, la maggior parte delle infrazioni riguardano il settore del trattamento dei rifiuti, seguito dagli appalti pubblici e dalla tassazione indiretta.