24 febbraio 2020
Aggiornato 19:00
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2012, anno nero del lavoro

Il secondo peggiore dal 1980 a oggi dietro soltanto al 2010 in termini di ricorso alla cassa integrazione. L'anno appena trascorso si è infatti chiuso con oltre 520mila lavoratori in Cig a zero ore per un totale di un miliardo e 90 milioni di ore di cassa integrazione

ROMA - Il 2012 è stato un anno nero per il lavoro, il secondo peggiore dal 1980 a oggi dietro soltanto al 2010 in termini di ricorso alla cassa integrazione. L'anno appena trascorso si è infatti chiuso con oltre 520mila lavoratori in Cig a zero ore (dato che sfonda abbondantemente il muro del milione se si considera il 50% del tempo lavorato) per un totale di un miliardo e 90 milioni di ore di cassa integrazione.

Questi lavoratori sono stati costretti a rinunciare a 8mila euro in busta paga, pari a un taglio complessivo di 4,2 miliardi di euro al netto delle tasse. E' questo, in sintesi, il bilancio degli effetti determinati dalla crisi secondo l'elaborazione delle rilevazioni dell'Inps da parte dell'osservatorio Cig della Cgil.

Il totale di ore di cassa integrazione registrate dal 2008 al 2012 è stato di circa 4,4 miliardi: nel 2008 si sono registrate 188.821.707 ore (ma con una poderosa crescita a partire dall'ultimo quadrimestre dell'anno con 87.396.558 di ore registrate); nel 2009 la cig ha raggiunto le 918.146.733 ore richieste; nel 2010, con l'introduzione della cassa in deroga, si è toccato il picco con 1.203.638.249; e, infine, nel 2011 si è chiuso con 953.506.796 ore. Con un miliardo e 90.654.222 di ore richieste nel 2012 il totale degli ultimi 5 anni è stato di 4.354.767.707.

«Questi dati - sottolinea il segretario confederale della Cgil, Elena Lattuada - descrivono un sistema produttivo letteralmente frantumato dagli effetti della crisi e dalla cecità di chi prima ha negato e di chi poi non ha agito. Così come la condizione di centinaia di migliaia di lavoratrici e di lavoratori è di grandissima sofferenza».

Per la Cgil «serve un'opera di ricostruzione, che deve partire dal lavoro: sarà questo il compito del prossimo Governo. Noi non ci sottrarremo alle responsabilità e faremo la nostra parte presentando, alla conferenza di programma di fine gennaio, un 'Piano del lavoro', perché solo il lavoro può dare al paese una prospettiva di sviluppo e di crescita».