24 febbraio 2020
Aggiornato 16:30
Presentate le tre linee su cui l'Italia sta conducendo i negoziati

Ue: Barca, ecco il «triangolo» rosso dell'Italia per il bilancio 2014-2020

Gli obiettivi: ridurre il contributo netto, migliorare la spesa della Pac e i fondi di coesione. Pur riconoscendo l'esigenza di non togliere all'improvviso i fondi alle regioni che non rispettano più i requisiti, l'Italia preferisce che questo «atterraggio morbido» sia finanziato con programmi nazionali e non comunitari. Tobin tax, nuova proposta a novembre per 11 paesi

BRUXELLES - Il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, ha indicato oggi a Bruxelles le tre 'linee rosse' - «che in realtà formano un triangolo», ha precisato - con cui l'Italia sta conducendo i negoziati un sede Ue per il nuovo quadro di bilancio pluriennale comunitario 2014-2020: «Al vertice superiore - ha spiegato il ministro - c'è l'esigenza di ridurre il nostro contributo netto al bilancio Ue, che oggi è troppo alto; e ai due vertici alla base del triangolo stanno il miglioramento delle entrare della Pac (politica agricola comune, ndr) e dei fondi di coesione».
In altre parole, la riduzione del «contributo netto» (ovvero del saldo fra il dare e l'avere) al bilancio Ue non implica necessariamente che l'Italia debba pagare di meno, ma può realizzarsi proprio attraverso il miglioramento del tasso nazionale di assorbimento dei fondi comunitari.
Barca non ha aggiunto particolari sulla Pac, che compete al collega Mario Catania, ma ha precisato che la spesa per la coesione andrebbe rivista dando «più peso ai parametri riguardanti la disoccupazione, che al Sud ha tassi altissimi».
Il ministro ha anche sottolineato la contrarietà dell'Italia all'ipotesi - proposta dalla Commissione europea e appoggiata da diversi paesi 'ricchi' - di aggiungere una nuova categoria, quella delle 'regioni in transizione', alle aree che beneficiano dei fondi di coesione. Pur riconoscendo l'esigenza di non togliere all'improvviso i fondi alle regioni che, magari proprio per il successo delle politiche di coesione, non rispettano più i requisiti di ritardo di sviluppo rispetto alla media Ue, l'Italia preferisce che questo 'atterraggio morbido' sia finanziato con programmi nazionali piuttosto che comunitari. «A noi conviene che sia l'Italia stessa a pagare per le proprie quattro regioni in transizione, perché altrimenti - ha concluso Barca - pagheremmo di più per regioni non nostre».

Tobin tax, nuova proposta a novembre per 11 paesi - Con la disponibilità a parteciparvi espressa oggi all'Ecofin di Lussemburgo da 11 Stati membri, Italia compresa, si riaprono le prospettive di attuare finalmente, in almeno una parte dell'Ue, una tassa sulle transazioni finanziarie, o Ftt secondo la sigla in inglese. Undici paesi sono due in più dei nove necessari per innescare una 'cooperazione rafforzata', secondo le regole dei Trattati Ue. E la Gran Bretagna, da sempre contraria, non potrà porre il veto.
La tassa, chiamata anche 'Tobin tax' (impropriamente, perché la versione originaria a cui pensava l'economista americano e premio Nobel James Tobin, scomparso nel 2002, riguardava le transazioni sui mercati valutari) è molto criticata da chi paventa che finisca con l'incentivare la delocalizzazione delle attività finanziarie, aggravando la 'fuga' degli investitori internazionali dall'Eurozona, ma è anche molto popolare politicamente per il suo innegabile contenuto etico e simbolico. E proprio a considerazioni di carattere politico interno sembra corrispondere, fra l'altro, il cambiamento di posizione del governo italiano, inizialmente contrario alla 'cooperazione rafforzata'. La decisione è stata presa proprio nelle ultime ore, con il coinvolgimento del premier Mario Monti, secondo quanto aveva fatto capire lo stesso ministro dell'Economia Vittorio Grilli ieri sera a Lussemburgo, a margine dell'Eurogruppo.
La Commissione attende che le pervengano, entro la metà di ottobre, le lettere formali di quattro degli 11 paesi che parteciperanno alla cooperazione rafforzata, Italia, Spagna, Slovacchia ed Estonia, per poter poi presentare la sua valutazione giuridica sulla fattibilità dell'iniziativa, e poi varare, già all'Ecofin di novembre, la sua nuova proposta rivista, come ha annunciato oggi il commissario Ue alla Fiscalità Algediras Semeta. A quel punto, basterà un via libera della maggioranza qualificata dei Ventisette per permettere agli Undici di procedere nella cooperazione rafforzata.