18 agosto 2019
Aggiornato 23:00
Politica energetica

Rinnovabili: il Governo ignora le esigenze dei consumatori

Federconsumatori: L’incentivazione delle fonti rinnovabili, che è necessaria, deve essere finanziata facendo ricorso alla fiscalità generale, strumento che consente la partecipazione di tutti ai sacrifici in proporzione agli utili ed al reddito, e non colpisce i bisogni elementari delle famiglie

ROMA - «La riduzione degli incentivi non è stata fatta per alleggerire la bolletta» degli utenti è il giudizio attribuito al Ministro Clini che conferma le nostre preoccupazioni sul fatto che, nell’agenda del Governo, non c’è l’intenzione di imporre uno stop alla crescita indiscriminata della spesa delle famiglie per l’elettricità.
L’incentivazione delle fonti rinnovabili, che è necessaria, deve essere finanziata facendo ricorso alla fiscalità generale, strumento che consente la partecipazione di tutti ai sacrifici in proporzione agli utili ed al reddito, e non colpisce i bisogni elementari delle famiglie.

I VERI COSTI «OCCULTI» - Fermo restando la radicale modifica delle voci che pesano sulla bolletta elettrica, che richiederà del tempo, vi sono alcuni interventi che possono essere attuati immediatamente, a partire da quelli relativi alle voci che mancano completamente di un legame con la produzione di elettricità e che perciò devono essere eliminate senza alcun indugio.
È questo il caso degli sconti sulla fornitura di elettricità destinata alle Ferrovie dello Stato e gli oneri per lo smantellamento delle vecchie centrali nucleari chiuse ben 25 anni fa, in cui è anche occultata un’impropria tassa governativa.
Gli altri interventi da realizzare per aumentare la trasparenza devono portare i produttori e gli importatori di elettricità a pagare ognuno i costi che attiva, modificando opportunamente gli input dei decreti ministeriali e le delibere attuative dell’Autorità per l’Energia.
Le disfunzioni qui segnalate, sono già state accennate all’interno della relazione sullo stato dei mercati dell’energia inviata dall’Autorità al Parlamento lo scorso mese di marzo.
Federconsumatori e Adusbef invitano il Governo a considerare che la pazienza dei cittadini ha raggiunto il limite.
Per scongiurare il rischio di disgregazione del tessuto socio-economico è quindi necessario che il Governo dia chiari segnali di cambiamento di rotta, adottando decisioni chiare e trasparenti, prima del preannunciato aumento (stimato tra i 18 ed i 20 Euro annui) previsto da maggio.