16 novembre 2019
Aggiornato 02:00
L'inchiesta di Roma

Alitalia, la Procura chiede il processo per Cimoli, Mengozzi e altri 5

Contestati i reati di bancarotta e aggiotaggio. La Corte dei Conti ha da tempo avviato accertamenti rispetto alla vicenda ed agli emolumenti per i manager

ROMA - La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio dei vertici della gestione dell'Alitalia dal 2001 al 2007. Sotto accusa, per reati di bancarotta e aggiotaggio, ci sono 7 persone, tra cui l'ex amministratore delegato e presidente della società Giancarlo Cimoli e l'ex a.d. Francesco Mengozzi. Nei confronti della compagnia di bandiera, scrivono i pm Francesca Loy e Stefano Pesci, nell'atto firmato anche dall'aggiunto Nello Rossi, è stata attuata una «dissipazione di beni aziendali». Le contestazioni riguardano anche Gabriele Spazzadeschi, all'epoca dei fatti direttore centrale del settore amministrazione e finanza; Pierluigi Ceschia, già responsabile del settore finanza straordinaria; i funzionari Giancarlo Zeni, Leopoldo Conforti e Gennaro Tocci, chiamato in causa per un singolo episodio, quando era responsabile del settore acquisti e gestione asset flotta.

Contestati reati di bancarotta e aggiotaggio - La Corte dei Conti ha da tempo avviato accertamenti rispetto alla vicenda ed agli emolumenti per i manager. Nei mesi scorsi i magistrati hanno acquisito tutti gli atti dell'inchiesta. Davanti al giudice penale Cimoli dovrà rispondere anche di due vicende di aggiotaggio. L'una legata alla compagnia Volare e l'altra alle false comunicazioni date al mercato rispetto alla questione che portò alla creazione delle aziende Alitalia Fly e Alitalia Servizi. Secondo gli inquirenti Cimoli non solo non avrebbe detto alla verità ma avrebbe fornito «un complesso di informazioni artificiosamente manipolate, false, destinate a risultare ingannevoli sia nei confronti degli investitori istituzionali sia nei confronti degli acquirenti sul mercato retail in ordine ai principali aspetti economici, finanziari e societari».
A parere dei magistrati, quindi, nel periodo tra il 2001 ed il 2007 è stata attuata una «dissipazione di beni aziendali, così cagionando ingentissimi danni patrimoniali, con pregiudizio per i creditori e gli obbligazionisti, attraverso le attività ed operazioni abnormi sotto il profilo economico e gestionale, in sè gravosissime per una impresa in situazione di costanti difficoltà economiche e finanziarie, e dissipative delle risorse pubbliche e private amministrate perché incidenti in maniera estremamente rilevante sul patrimonio sociale pur essendo inesistente la prospettiva per la società».