21 settembre 2020
Aggiornato 08:00
Presentazione del «Rapporto Brianza 2011. Imprese e territorio»

Superate le 90mila imprese a Monza e Brianza

Con 34,5 imprese manifatturiere per kmq Monza e Brianza vanta la densità industriale più alta in Italia e in Europa

MONZA - Monza e Brianza supera le 90.000 imprese, comprese le unità locali, e vanta la densità industriale nel manifatturiero più elevata di Italia, con  34,5  imprese manifatturiere per kmq, superando Milano (32), Prato (30,4) e Napoli (24,7). E Monza e Brianza primeggia anche in Europa per densità industriale se confrontata con alcune aree metropolitane come Vienna (9,6 imprese manifatturiere per kmq), Londra (8,2) Manchester (4,9) Madrid (2,6), Berlino (0,8) e Amburgo (0,6). Sono 64.483 le imprese attive a settembre 2011, in crescita di +1,2% rispetto allo stesso periodo del 2010, un aumento in controtendenza rispetto alla media lombarda (-0,3%). Il 62,9% sono imprese attive nei servizi, che in un anno registrano  +3,2%. Tra queste pesano di più le attività di commercio all’ingrosso e al dettaglio, che valgono il 25,8% del totale, in crescita dell’1,9%. Seguono le attività di noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese (2.207 imprese), le attività di trasporto e magazzinaggio (1.995) e le attività immobiliari (5.858). Tra le attività industriali invece, che rappresentano più di un terzo del totale (22.861), tengono le costruzioni (che in un anno segnano un +1,6%). Il settore manifatturiero, che pesa il 15,5% sul totale, fa registrare in un anno una variazione lievemente positiva di +0,5%, Sulle imprese attive a Monza e Brianza al terzo trimestre 2011, il peso maggiore è rivestito dalle imprese individuali (il 51,9% del totale, in crescita del +1,4% rispetto allo stesso trimestre 2010), seguono le  società di capitale (che rappresentano il 24,3% sul totale, +2,3% in un anno) e le società di persone (22,1%, -0,4%).

Le specificità della Brianza. L’industria è il settore più «brianzolo». Se in Italia le attività manifatturiere pesano il 10,2% sul totale, in Brianza si arriva al 15,5%, con una differenza specifica di 5,2 punti percentuali. Tra le attività dei servizi, sono più «brianzole» le attività immobiliari (4,4 punti percentuali al di sopra della media italiana) e le attività professionali, scientifiche e tecniche (1,6 punti percentuali al di sopra del dato nazionale).

I settori per macroaree. La vocazione imprenditoriale si conferma «nell’area del mobile», tra Meda e Lissone, dove il 39,6% delle imprese è attivo nell’industria. Nell’area di Monza e dei comuni limitrofi sono invece i servizi a rappresentare il 72% del totale delle imprese. E rispetto alla crescita media provinciale attestata al +1,2%, l’area che si dimostra più dinamica è quella del vimercatese che cresce del 1,5% in un anno. I dati sono stati presentati in occasione della presentazione del «Rapporto Brianza 2011. Imprese e territorio», redatto dall’Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza in collaborazione con Confindustria Monza e Brianza, che si è svolta oggi presso la sede della Camera di commercio di Monza e Brianza.

«In questi ultimi tempi l’economia reale delle piccole e medie imprese della Brianza che conta oltre 90 mila attività fra sedi d’impresa e unità locali - ha dichiarato Carlo Edoardo Valli, Presidente della Camera di commercio di Monza e Brianza ha dovuto confrontarsi con una crisi dalle dimensioni globali dalla quale l’intero sistema Paese fatica ad uscire in modo definitivo e duraturo con una crescita ancora troppo debole. Certamente l’estero, vocazione e sbocco naturale per molte aziende brianzole, rappresenta ancora un’opportunità. Anche se, perché la ripresa sia effettiva, è indispensabile rilanciare i consumi, e più in generale il mercato interno, ancora in sofferenza sul fronte dell’occupazione. E per far questo sono necessari, come auspichiamo da tempo, provvedimenti e misure mirate.»

«Il prolungarsi di una significativa debolezza delle imprese italiane- ha sottolineato il Presidente di Confindustria Monza e Brianza- evidenziata da un calo della produzione industriale nel mese di ottobre, rende ancor più difficile il cambio di marcia che l’economia lombarda tenta di attuare. Si fatica a ritrovare un ritmo di crescita soddisfacente che possa allontanare lo spettro della stagnazione e possa far ripartire il mercato del lavoro.

E’ in momenti come questo che ognuno è chiamato a fare  la propria parte-ha aggiunto Renato Cerioli-  cercando nella propria azienda  e nel territorio le forze  propulsive  del fare impresa e del fare rete tenendo a mente i punti  focali che fanno della nostra regione e in special modo della Brianza un terreno fertile  di crescita e innovazione».