19 giugno 2019
Aggiornato 20:30
Per il decreto Sviluppo la strada sembra ancora in salita

Sviluppo: Berlusconi, non ci sono soldi. Imprese: Tempo scaduto

Il Premier: «Ci inventiamo qualcosa ma nessuna fretta». Ma senza risorse difficile che le norme producano gli effetti chiesti dalle imprese. Grande Sud: «Via perequazione fotovoltaico o votiamo no»

ROMA - Per il decreto Sviluppo la strada sembra ancora in salita. Non ci sono soldi. A sgombrare il campo dai possibili dubbi è stato il premier, Silvio Berlusconi, che ha lasciato intendere come il provvedimento sia tutto ancora da definire. «Stiamo cercando di inventarci qualcosa», ha spiegato escludendo però il ricorso a una patrimoniale alla quale si è detto «personalmente contrario». E anche se le imprese incalzano l'esecutivo ad affrontare la crisi con misure «concrete e credibili» nel dl Sviluppo, perchè ormai «il tempo è scaduto», il presidente del Consiglio fa capire che il testo slitterà ancora. Difficile l'approvazione per questa settimana.
Sarà varato quando «sarà convincente», senza alcuna fretta. Come a dire di non caricarlo eccessivamente di aspettative: «Conto sul varo del decreto - ha spiegato Berlusconi - appena sarà convincente, cioè quando ci sarà un provvedimento che sia di stimolo a sviluppo e crescita. Ma non ho particolare fretta».

La lettera al Premier dalle imprese - Oggi a lanciare l'ultimo appello al governo sono state però tutte le imprese con una lettera inviata al premier da Abi, Confindustria, Rete imprese Italia, Ania e Alleanza cooperative. «L'Italia - affermano le organizzazioni imprenditoriali - ha mezzi, risorse, intelligenze, per risalire la china ma il tempo è scaduto. È allora di fondamentale importanza che il decreto Sviluppo contenga misure strutturali, concrete e credibili, che diano un chiaro segnale di inversione di marcia, in assenza rischierebbero di essere vanificati gli sforzi fatti fino a oggi in ordine alla tenuta dei conti pubblici».

Ma senza risorse difficile che le norme producano gli effetti chiesti dalle imprese. Restano al momento i capitoli a costo zero legati alla semplificazione normativa, anche per le Pmi, insieme alla liberalizzazione delle professioni ed una facilitazione per la nascita di nuove società tra professionisti, cui stanno lavorando i ministri Roberto Calderoli e Renato Brunetta. Di stretta competenza del ministero dello Sviluppo potrebbero esserci norme per la semplificazione normativa in materia energetica e per agevolare l'internazionalizzazione delle imprese.

Il governo intanto va avanti con gli incontri per individuare una soluzione. La riunione prevista oggi tra i ministri che si stanno occupando del testo coordinati dal titolare dello Sviluppo economico, Paolo Romani, è stata rimandata all'incontro di questa sera annunciato dallo stesso premier. Si parlerà di dl Sviluppo fino a tarda notte con ministri e tecnici. Non è escluso, tuttavia, che al Cdm di questa settimana si possa quantomeno avviare il confronto collegiale.

Grande Sud: «Via perequazione fotovoltaico o votiamo no» - «Speriamo si tratti di una burla. L'ipotesi di inserire nel dl sviluppo un sistema di compensazioni che garantisca incentivi più ricchi per gli impianti fotovoltaici al Nord rispetto a quelli del Meridione è grottesca. Grande Sud non consentirà mai una simile sconcezza. Rappresenta un vero e proprio insulto alla decenza». Lo afferma, in una nota, il parlamentare nazionale di Grande Sud Giacomo Terranova.
«Prima di perequare quei pochi vantaggi competitivi del Sud - aggiunge l'esponente del movimento arancione - bisognerebbe riequilibrare tutto il resto, a partire dalle infrastrutture e dai trasporti che avvicinano il Sud più al Terzo Mondo che all'Europa. Invitiamo pertanto chi di dovere a sbianchettare questo insano proposito, l'alternativa - conclude Terranova - non può che essere un secco no da parte di Grande Sud al decreto».

Zanda: «Nelle parole del Premier mancanza di senso dello Stato e di idee» - «Non ho mai sentito nulla di ugualmente vuoto e pericoloso per il Paese». Il vicecapogruppo del Pd al Senato, Luigi Zandfa, commenta così le parole del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, secondo cui il governo è al lavoro per «inventarsi qualcosa» da mettere nel dl Sviluppo. «La leggerezza e la superficialità che ci sono in questa dichiarazione - ha detto Zanda - dipinge nel modo migliore la mancanza di idee e senso dello Stato che caratterizza questo governo».

Orsi: «Nel Dl risorse per la ricerca o saremo penalizzati» - Per Finmeccanica il contributo dello Stato agli investimenti in Ricerca & Sviluppo sono fondamentali e nel Dl Sviluppo vanno ripristinati. Lo ha ribadito l'amministratore delegato della società, Giuseppe Orsi, in un'audizione in commissione Lavoro al Senato.
«Parte degli investimenti in sviluppo - ha detto - viene dalle nostre risorse, circa un miliardo l'anno. In assenza di risorse pubbliche, anche queste pari a circa un miliardo l'anno, non è che possiamo portare avanti il 50% di un progetto che, o si fa tutto o non si fa. In queste ore - ha spiegato - i nostri uffici stanno cercando di fare in modo che nel Dl sviluppo ci sia il finanziamento di certe attività che per noi sono fondamentali. In assenza di questo per noi sono dolori. Noi - ha aggiunto a margine dell'audizione - presentiamo al governo le nostre necessità e i punti nodali che ci consentono di continuare a crescere in assenza dei quali saremo fortemente penalizzati».

Galletti (Udc): «Berlusconi confessa la paralisi» - «Ormai la distanza che divide Berlusconi dalla realtà è siderale. Sostenere che per il dl Sviluppo non c'è fretta e che comunque esso sarà realizzato senza risorse è uno schiaffo alle imprese che proprio oggi ricordano al presidente del Consiglio di darsi una mossa perchè il tempo è scaduto». Lo dichiara in una nota Gian Luca Galletti, vice presidente dei deputati Udc.
«Mentre gli osservatori internazionali, la Bce, le parti sociali - prosegue - chiedono con urgenza riforme strutturali e misure per la crescita, il presidente del Consiglio confessa candidamente che non sa nemmeno lui cosa fare».