2 marzo 2021
Aggiornato 11:30
Elkann: «L'Italia dica se vuole ancora produrre auto»

Marchionne: «Il mercato dell'auto italiano non è sano»

L'AD Fiat: «Vogliamo investire ma mancano certezze». Sacconi: «Il tempo degli interrogativi è finito, ora decisioni»

RIMINI - Il mercato italiano dell'auto nel 2011 «sarà al livello più basso dal 1996 e sarà intorno a un milione e 700mila vetture». Lo ha detto l'ad di Fiat, Sergio Marchionne, al Meeting di Rimini, sottolineando che anche per l'Europa «il mercato andrà giù nel 2011 e - ha aggiunto - non la vedo bene anche nel 2012».
Marchionne, spiegando i dati sull'Italia, ha aggiunto che il milione e 700mila vetture del 2011 non rappresentano neppure «un numero tanto puro perché ci sono parecchie forzature», ha detto. «Non è un mercato sano - ha aggiunto - lo stiamo vedendo nei volumi. Dall'andamento delle vendite il mese di agosto non è un grande mese».
Il mercato americano per Marchionne, invece, continua «ad andare bene». «Non abbiamo problemi - ha sottolineato - avevamo già previsto che il mercato americano sarebbe andato sui 12 milioni e 700mila vetture, non abbiamo mai avuto aspettative che saremmo andati oltre i 13 milioni, come invece gli altri. Quindi per noi le prospettive sono totalmente in linea». Quanto invece poi al mercato europeo, Marchionne ha spiegato di non vedere un «risanamento fondamentale di base dei volumi a meno che non cerchiamo di convincere i consumatori ad andare nei mercati».

Marchionne: «Vogliamo investire ma mancano certezze» - La volontà di Fiat di investire c'è, ma ancora una volta, l'amministratore delegato, Sergio Marchionne, chiede certezze. Parlando a margine del Meeting di Rimini di Cl, Marchionne, ospite per la seconda volta dopo domenica scorsa, ha detto: «Da multinazionale quale Fiat è, vuole cercare di portare lavoro in questo paese, utilizzando la base operativa e le capacità professionali del paese. Il paese se lo vuole fare lo fa, se no non si fa. Solo quando avremo la certezza di poter governare i posti in cui investire lo faremo. Ora la certezza non c'è».
Parlando poi, in particolare, di Pomigliano e Mirafiori, Marchionne ha spiegato che «quello su Pomigliano è un impegno che abbiamo preso. L'investimento è partito. Quello che abbiamo fermato è Grugliasco e Mirafiori. Stiamo aspettando che esca in dettaglio l'opinione del giudice di Torino. Vediamo se ci darà ragione. Analizziamo questo e il provvedimento di legge che è stato proposto e vediamo se ci dà la certezza di governabilità degli stabilimenti. Se ci dà quella certezza andiamo avanti.
Tutto lì».
«La voglia di fare e di continuare a investire c'è. Non è cambiato assolutamente niente, ma non possiamo condizionare la scelta degli investimenti. La Fiat si fa finanziare dai mercati internazionali e per questo deve garantire gli interessi che paghiamo».

Sacconi: «Il tempo degli interrogativi è finito, ora decisioni» - «Il tempo degli interrogativi deve essere ora sostituito da quello delle decisioni». Lo dichiara in una nota il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, commentando le parole dei vertici al meeting di Cl a Rimini, che hanno ribadito la necessità di avere certezze per poter investire in Italia.
«Fiat ha avuto dall'Italia tutte le certezze che chiedeva per avviare gli investimenti del suo programma - prosegue - le hanno garantite la maggioranza riformista del sindacato, le lavoratrici e i lavoratori degli stabilimenti interessati, nonostante i cambiamenti richiesti nei tempi di lavoro e quindi di vita, le istituzioni in termini di politiche del lavoro e dell'innovazione».
Sacconi aggiunge che «la stessa norma inserita in manovra, relativa all'applicazione erga omnes degli accordi sottoscritti, voluta dal Governo e dalla Regione Piemonte e gradita alla maggioranza delle parti sociali, è il segno evidente di un clima inequivoco di favore per gli investimenti e l'occupazione. Ora le chiacchiere stanno a zero».

Fiat per ora conferma i suoi target. - Lo ha assicurato l'amministratore delegato Sergio Marchionne a margine del Meeting di Cl. «Per ora li confermiamo, non li rivedremo. Aspettiamo di chiudere il terzo trimestre», ha detto.

«Non faremo aumenti di capitale» - La Fiat «non ha alcuna intenzione di aumentare il capitale dell'azienda». Lo ha assicurato l'ad Sergio Marchionne spiegando che gli attuali valori di Borsa del titolo non hanno nulla a che fare con la necessità di nuovi finanziamenti.
«I finanziamenti che otteniamo - ha detto Marchionne - sono attraverso i mercati internazionali e non hanno niente e a che fare con i valori di Borsa».

«Quartier generale in Olanda? Non è una nostra idea» - Fiat non ha intenzione di trasferire il quartier generale in Olanda. Lo ha precisato l'ad Sergio Marchionne. «Non è un'idea della Fiat, non so come nascano queste idee. Forse nascono in estate con il caldo», ha detto Marchionne.

«Aumento Iva? Avrà impatto su auto e consumi» - «Qualsiasi aumento delle tasse avrà un impatto sull'auto e sui consumi». Lo ha detto l'ad della Fiat, Sergio Marchionne, rispondendo, in occasione del meeting di Rimini, ad una domanda sull'impatto che potrebbe avere un eventuale aumento dell'Iva.

Elkann: «L'Italia dica se vuole ancora produrre auto» - Fiat continuerà a fare auto ma l'Italia deve chiarire se ha voglia di farlo. Questo l'invito arrivato dal presidente di Fiat, John Elkann, durante il Meeting di Comunione e liberazione a Rimini. «Come Fiat da più di un anno e mezzo abbiamo un dialogo aperto. Siamo convinti che Fiat continuerà a fare auto. Con Chrysler facciamo 4 milioni di auto.
Dopo di che questo dialogo deve portare a capire se l'Italia ha voglia di fare auto e cosa vogliono fare».
«Bisogna vedere - ha aggiunto Elkann - se ci sono le condizioni per investire in Italia per chi, come Fiat, vuole continuare a fare auto».

Angeletti: «Abbiamo fatto accordi positivi» - «E' una domanda rivolta a se stesso». Così il leader della Uil, Luigi Angeletti, ha commentato le parole del presidente della Fiat, John Elkann, al meeting di Cl a Rimini.
«Per noi - ha sottolineato Angeletti al termine della riunione sulla manovra promossa dal Pd con le parti sociali - è molto importante che in Italia continui a esserci una produzione auto. Lo abbiamo dimostrato facendo accordi positivi, a partire da Pomigliano».

Camusso: «Noi abbiamo risposto più volte, il Lingotto mai» - «Mi pare che noi abbiamo risposto molte volte. E' la Fiat che non risponde mai». Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, al termine della riunione sulla manovra promossa dal Pd con le parti sociali commentando le parole del presidente della Fiat, John Elkann.

Boccia (Pd): «Elkann chiarisca il futuro della produzione dell'auto» - Il presidente della Fiat deve chiarire quali sono i progetti dell'azienda. Lo ha detto Francesco Boccia, coordinatore delle commissioni economiche del gruppo Pd.
«E' difficile comprendere il senso delle affermazioni di Johnn Elkann sul futuro della produzione di auto in Italia. E' certo che l'Italia vuole produrre auto. Come è certo che gli italiani hanno sempre dimostrato particolare affetto verso la Fiat. Visto che per produrre l'azienda ha tutte le condizioni utili, sarebbe bene che Elkann chiarisca e, capovolgendo la sua frase, dica cosa la Fiat vuole fare per l'Italia».

Marchionne: «Articolo 8 su lavoro? Non dipende dalla Fiat» - Le norme sul contratto di lavoro contenute in manovra non dipendono dalla Fiat. «Noi facciamo vetture». Così l'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, ha risposto in merito all'appello lanciato ai vertici Fiat dal segretario generale della Cgil, Susanna Camusso. «Non sono nè un avvocato, nè un esperto costituzionalista - ha detto Marchionne - ma se il provvedimento è anticostituzionale, verrà buttato giù. Ci sono procedure legali per gestire queste cose. Non dipende dalla Fiat, noi facciamo vetture».

Camusso a Elkann: «Dica che la norma sul lavoro non serve» - Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, ha invitato il presidente della Fiat Joh Elkann, a chiedere al Parlamento la cancellazione della norma sul lavoro (articolo 8) definendola «retroattiva e anticostituzionale». In occasione del presidio organizzato dal sindacato di Corso Italia, Camusso ha sottolineato: «Vorrei dire a Elkann che, ieri, si è dilettato a parlare dell'unità del paese che, se tiene davvero all'unità del paese, deve fare un gesto nobile. Dica al Parlamento che quella norma non la vuole, non gli serve ed è una norma retroattiva e anticostituzionale».
Quanto alle dichiarazioni del presidente della Fiat che ha detto che non parteciperà allo sciopero del 6 settembre indetto dalla Cgil, il numero uno del sindacato ha risposto ironicamente: «Sarebbe una stranezza se partecipasse ai nostri cortei».

Idv a Marchionne: «Prenda la residenza in Italia e paghi le tasse» - «A Marchionne che da Rimini si dice disponibile a contribuire al risanamento del Paese, chiediamo di prendere la residenza in Italia e di iniziare a pagare le tasse.
A John Elkann che, invece, si domanda se l'Italia abbia ancora voglia di produrre auto, chiediamo semplicemente di fare il proprio lavoro. Gli operai e i tecnici italiani hanno voglia di lavorare e di produrre auto: semmai bisogna vedere se la Fiat è in grado di farlo». Così il responsabile lavoro e welfare dell'Italia dei Valori, Maurizio Zipponi, commentando le dichiarazioni dell'ad e del presidente di Fiat al meeting di Rimini. «Purtroppo, da due anni, gli azionisti della Fiat sbandierano fantomatici piani d'investimenti e poi spostano capitali enormi negli Usa, in Polonia, in Turchia e in Brasile.
Il bluff di Marchionne, però, è stato ormai smascherato dai dati: la Fiat perde sul mercato il doppio rispetto alle altre case automobiliste e il valore delle sue azioni si è dimezzato nel 2011». «Sarebbe utile quindi - ha concluso - che la Fiat fornisca al Paese investimenti al posto di chiacchiere e, soprattutto, soluzioni adeguate per Termini Imerese, Pomigliano, Mirafiori, Case New Holland e Grottaminarda».