7 agosto 2020
Aggiornato 20:00
Il Ministro al Meeting di Rimini

Pensioni, Sacconi: «Sistema sostenibile»

«Bisogna ricordarsi che dietro le norme ci sono le persone». Damiano (PD): «Sulle pensioni Sacconi schizofrenico». Mastrapasqua (Inps): «Non si può cambiare ogni giorno»

RIMINI - Lo spazio per «rivedere il sistema pensionistico è molto angusto, oggettivamente, perchè riguarda la transizione. Lo è per ragioni oggettive perchè nel medio periodo il sistema da noi riformato è perfetto». Lo ha detto il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi dal Meeting di Rimini di Cl.
Sacconi ha aggiunto che «legato al pareggio di bilancio c'è un problema di entrata in vigore della riforma ma qui si apre anche un problema di sostenibilità sociale, fondamentale nel breve periodo» e su questo serve un «confronto con il sindacato riformista».
«Sono il ministro del Welfare - ha detto Sacconi - e a coloro che hanno sollevato il problema da destra e da sinistra dico che il sistema è riformato e sostenibile. C'è un problema di entrata in vigore della riforma legato al pareggio di bilancio». A questo si lega un problema di sostenibilità sociale, perchè ha detto il ministro «bisogna ricordarsi che dietro le norme ci sono le persone, c'è la carne». Bisogna evitare per il ministro che le persone attendano la pensione «in una condizione di disoccupazione».

«Sistema sostenibilissimo» - «Il sistema - ha spiegato Sacconi - è sostenibilissimo, tra i più sostenibili in Europa. Il problema non è nel medio-lungo periodo, il problema può essere nel breve termine dove c'è anche però un problema di sostenibilità sociale. Il punto di incontro che dobbiamo verificare è tra sostenibilità finanziaria e sostenibilità sociale. la ricetta fondamentale è che se ne deve parlare quanto meno con il sindacato riformista. Il tema deve essere discusso». Il ministro bacchetta anche Confindustria: «Mi piace constatare che Confindustria dopo aver parlato di dialogo con le parti sociali abbia preso da sola una posizione».
«Al parametro primario - ha concluso - del confronto interno con la maggioranza ho aggiunto il parametro della discussione con il sindacato riformista».

Damiano: «Sulle pensioni Sacconi schizofrenico. No ad altra riforma» - «Sacconi è un ministro a fasi alterne: alla presentazione del bilancio INPS, nei mesi scorsi, ha elogiato le riforme pensionistiche fin qui realizzate, compresa quella dell'ultimo governo Prodi, perché hanno contribuito a mettere in equilibrio il bilancio previdenziale. Oggi, quella stessa riforma, il Ministro la trova disastrosa e anti-storica».
Lo afferma Cesare Damiano, capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera.
«La schizofrenia di questo governo sui temi sociali ha già prodotto dei gravi guasti - continua - anti-storico è varare riforme pensionistiche senza concertazione con le parti sociali e perseguire sistematicamente l'obiettivo della divisione del sindacato. Cose di cui il ministro Sacconi è grande esperto: si veda per esempio l'intervento a gamba tesa sul tema della contrattazione e della rappresentatività, contenuto nell'articolo 8 della manovra bis, che fa saltare l'impianto unitario dell'accordo del 28 giugno scorso, siglato da CGIL CISL UIL e Confindustria».
«Il Partito Democratico - conclude - si batterà perché questa norma voluta dal ministro del lavoro venga cancellata e affinché si impediscano nuovi interventi sul sistema pensionistico».

Mastrapasqua (Inps): «Non si può cambiare ogni giorno» - Il sistema previdenziale italiano «è sostenibile e viene vissuto dall'esterno con consapevolezza e serietà». Lo ha sottolineato il presidente dell'Inps, Antonio Pastrapasqua, nel suo intervento al Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini. Il presidente dell'Inps ha posto l'accento sul fatto che «certamente dall'interno si chiedono cambiamenti, il sistema è sempre alla ricerca di un miglioramento che nessuno nega ma i miglioramenti vanno fatti con attenzione perché milioni di persone hanno aspettative di chiarezza per il proprio futuro e cambiare ogni giorno non funziona». Mastrapasqua ha spiegato che il «cantiere delle riforme è durato vent'anni e continuerà certamente nel futuro perché non possiamo immaginare un sistema chiuso in un mondo che cambia».
«In questi anni - ha aggiunto Mastrapasqua - sono state fatte riforme importanti ma le riforme non si posso fare per decreto. L'attenzione e la delicatezza nel toccare queste materie deve essere sempre alla base di ogni ragionamento». Infine il presidente dell'Inps ha sottolineato che certamente «bisognerà lavorare di più perché si vive di più e lavorare di più nel nuovo sistema che va verso in contributivo vuol dire che un giovane deve essere più attento perché quello che si mette nel salvadanaio poi si trova».

Uil: «Non toccare le pensioni, sistema è in equilibrio» - La Uil è contraria a «ulteriori interventi sulle pensioni con l'unico obiettivo di fare cassa».
Lo sottolinea il segretario confederale Domenico Proietti, secondo cui «il sistema previdenziale italiano ha da tempo raggiunto la sostenibilità economica, come riconosciuto ripetutamente dagli organismi internazionali».
La manovra bis, aggiunge Proietti in una nota, «deve essere corretta nella direzione dell'equità e del sostegno alla crescita attraverso un più robusto taglio dei costi della politica, abolendo tutte le Province, e una più incisiva lotta all'evasione fiscale che, dopo le parole di ieri del capo dello Stato, pone il governo e tutto il Parlamento di fronte a ineludibili assunzioni di responsabilità, per combattere un'anomalia - conclude - che danneggia gravemente l'economia oltre a rappresentare un vulnus gravissimo alla democrazia».

Bersani: «Non si usino le pensioni per chiudere i buchi» - «Non si usino le pensioni per chiudere il buco del giorno». Lo dice Pier Luigi Bersani commentando la chiusura arrivata dal Carroccio ad ipotesi di revisione del sistema pensionistico. Parlando al Senato prima della riunione con i gruppi Pd sulla manovra, il leader democratico ha aggiunto: «Per gli investimenti ci sono altri posti dove prendere i soldi. Di pensioni se ne parla nel modo giusto e nel luogo giusto».
Ad ogni modo, «le pensioni le abbiamo già riformate, non abbiamo preoccupazioni a parlare del sistema pensionistico se si tratta di farlo evolvere a favore dei giovani», ha aggiunto Bersani.

Morando (Pd): «Sulle pensioni cercare intese bipartisan» - Sulle pensioni come su altri temi che gli stanno a cuore per fronteggiare la crisi economica, Enrico Morando, senatore della minoranza 'Modem' del Pd, non esclude «intese bipartisan al momento dell'elaborazione degli emendamenti alla manovra», anche se, chiarisce parlando a TMNews, «al momento del voto prevarrà la disciplina di partito decisa a maggioranza nelle riunioni dei gruppi», come quella che tra poche ore si svolgerà a Palazzo Madama alla presenza del segretario Pier Luigi Bersani.
«Valuteremo cosa aggiungere al documento in sette punti presentato dal segretario - spiega Morando - vedremo quali proposte avranno una maggioranza sufficiente ad essere presentate come gruppo e quali potranno essere presentate da singoli senatori». Il liberal Pd precisa che la sua proposta di intervenire sulle pensioni «non è un'altra riforma previdenziale.
Io ho solo proposto di accelerare, attraverso l'applicazione del metodo di calcolo contributo, l'attuazione della legge Dini del '95, in modo da uscire da una logica di emergenza, da quelli che io chiamo 'interventi mozziconi' che danno il senso della disperazione».
«Oggi faremo una delle prime discussioni nel Pd, ci sarà tempo poi di vedere possibili convergenze dal Pdl in commissione bilancio al Senato, che sembra sarà l'unica sede dove si potrà discutere la manovra. Non escludo intese bipartisan su questo e altri temi: giorni fa, per esempio, sul Sole 24ore mi ha colpito positivamente la posizione del vicepresidente della Lega in commissione Bilancio, Massimo Garavaglia, favorevole ad un aumento selezionato dell'Iva a fronte di una riduzione dell'Irap; dell'Udc considero interessanti le proposte in fatto di contributo di solidarietà e patrimoniale. Se c'è la disponibilità a discutere in commissione, il dibattito diventa interessante».
Ma l'emergenza economica può far saltare il vincolo della disciplina di partito? «Io l'ho sempre rispettata - risponde - implica che si decide a maggioranza in sedi collegiali e una volta che il gruppo ha votato, chi è in minoranza ne prende atto.
In fase di voto vale la disciplina di partito, ma in fase di elaborazione delle proposte non esiste».