12 novembre 2019
Aggiornato 22:00
Crisi economica

Amato: Patrimoniale una tantum. Marcegaglia: Cambio o affondiamo

Per l'ex Premier del '92: «Non c'è la consapevolezza del rischio che corriamo»

ROMA - Giuliano Amato rilancia la proposta di misure eccezionali per ridare equilibrio alla finanza pubblica: la situazione, spiega in una intervista al Corriere della sera, non è come quella del '92 (quando lui era presidente del Consiglio) perché «le situazioni non si ripetono mai». E tuttavia, aggiunge, «mi colpisce che forse non c'è nel Paese una sufficiente consapevolezza sulle dimensioni del rischio che corriamo». Dal canto suo il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia ha lanciato un nuovo allarme: «Cambiare o affonderemo tutti insieme».

Per Amato se nonostante la manovra finanziaria appena varata i mercati «cominciano a ritenere che noi comunque al di là del 2014 non saremo in condizione di essere solvibili la danza contro di noi può partire in ogni momento». Per questo rilancia la sua vecchia idea: «Se un'imposta sulla ricchezza una tantum può abbattere il nostro debito per qualche decina di punti e tranquillizzare i mercati, non possiamo sottrarci».

Marcegaglia, intervistata dal Financial Times, prendendo spunto da un sondaggio effettuato recentemente tra i 6mila membri di Confindustria ha dichiarato: «Il messaggio era chiaro. C'è una totale sfiducia nella politica - ha detto la numero uno di viale dell'Astronomia - gli imprenditori si sentono abbandonati dal governo e l'unica soluzione è quella di andare avanti da soli. Nessuno crede che il governo guiderà. La situazione è molto seria». Per la Marcegaglia la perdita di fiducia è stata acuita dal fallimento della politica su diversi fronti, da quello dei mancati tagli alle spese degli stessi politici a quello sulla fallita liberalizzazione degli ordini professionali. Fallimenti che la leader degli industriali giudica «intollerabili» e «totalmente inaccettabili».
«Abbiamo bisogno di una riforme così profonde - dice la Marcegaglia - che non solo questo governo, ma anche tutti quelli precedenti hanno evitato. Queste riforme saranno profonde e impopolari. Ma il Paese ha bisogno di unirsi per farle. Dobbiamo aumentare il nostro tasso di crescita - ha proseguito - o affonderemo tutti insieme».