21 novembre 2019
Aggiornato 15:00
Censimento agricolo ISTAT

AIAB: Preoccupante perdita di aziende e di superficie agricola

Ferrante: «Grave concentrazione industriale e territoriale del sistema zootecnico nazionale»

ROMA - «Il quadro che emerge dai dati provvisori del 6° Censimento generale dell’agricoltura fotografa tendenze da tempo in atto nel settore, ma stupisce per la loro entità e ci restituisce un'istantanea dell'agricoltura italiana a dir poco preoccupante. Siamo di fronte a una pesante perdita della superficie agricola utilizzata pari a 300 mila ettari, a una perdita di superficie aziendale totale di un milione e mezzo di ettari, nonché in presenza di una gravissima perdita del numero delle aziende, che negli ultimi dieci anni si sono ridotte di circa un terzo (-32,2%). Numeri che non denunciano solo una radicale ristrutturazione del settore primario, ma che puntano il dito verso un vero e proprio abbandono delle zone rurali, verso una erosione di terre fertili per un mal concepito uso del suolo e, soprattutto, verso una politica incapace di investire nell'agricoltura e nella preziosa opera di presidio del territorio che le aziende agricole offrono alla collettività. Sul fronte dell'abbandono del territorio la situazione è particolarmente grave in regioni come la Liguria, la Valle d'Aosta e il Friuli Venezia Giulia – caratterizzate da una grande vulnerabilità idrogeologica, dove la presenza di tessuto agricolo è fondamentale - che negli ultimi dieci anni hanno visto rispettivamente una contrazione delle aziende del 46,1; del 41,2 e del 33%».

È il commento di Andrea Ferrante, presidente nazionale dell'Associazione Italiana per l'Agricoltura Biologica (AIAB), alla fotografia del settore primario italiano presentata questa mattina dall'ISTAT.
«Se possibile - prosegue Ferrante – la situazione è ancor più grave per la zootecnia. Con un crollo delle aziende dedite all'allevamento di quasi il 70% tra il 2000 e il 2010, i dati ISTAT testimoniano di un vero e proprio smantellamento dell'agricoltura mista che coniuga virtuosamente allevamento e coltivazione e di una sua sostituzione con un sistema basato su allevamenti intensivi e industrializzati e a forte concentrazione territoriale. Sistema che non solo crea problemi per la gestione dei reflui rivelandosi ambientalmente insostenibile, ma che non regge neanche dal punto di vista economico. Proprio il settore zootecnico, infatti, è il più indebitato dell'intero comparto agroalimentare nazionale».
«Siamo francamente sgomenti – conclude Ferrante – per la lettura pressoché univocamente positiva che è stata fatta di questi dati stamane nel corso delle presentazione del Censimento, sia dagli esponenti dell'ISTAT, che del MIPAAF, che delle organizzazioni di categoria e della cooperazione intervenuti. Restiamo in attesa di conoscere i dati definitivi del Censimento e quale situazione delineano del biologico».