20 febbraio 2020
Aggiornato 19:30
Zootecnia & Ambiente

Nitrati, va adeguata l’intera normativa scritta 20 anni fa

Confagricoltura: «I problemi per le aziende agricole si confermano notevoli sotto molti punti di vista e la situazione rischia di esasperarsi»

ROMA - «La direttiva nitrati sta entrando nel pieno dell’attuazione e, come previsto, i problemi per le aziende agricole si confermano notevoli sotto molti punti di vista e la situazione rischia di esasperarsi per l’obbligo delle Regioni, ai fini della deroga dei limiti previsti per l’azoto, di adeguare i loro programmi ad ulteriori vincoli amministrativi e tecnici. Per questo motivo occorre ripensare alla validità di una direttiva che è stata scritta circa 20 anni fa». Così Confagricoltura a proposito della richiesta del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ai ministri dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e delle Politiche Agricole, Saverio Romano, per «un’immediata analisi relativa a tutte le reali fonti di inquinamento che influiscono sulla presenza di nitrati nel territorio della Pianura padana, fonti che non possono essere considerate tutte e solo di origine zootecnica».

«La richiesta - prosegue Confagricoltura - è certamente condivisibile, ma, come abbiamo sottolineato sin dal 2008, ponendo la questione nitrati nella sua interezza, l’obiettivo principale deve essere la revisione delle disposizioni europee, anche alla luce delle novità introdotte da un’altra direttiva, la 2000/60, sul buono stato di qualità delle acque. Problematica che si riflette su tutta la normativa d’attuazione italiana, che necessita di una grande semplificazione».

«Come è stato ribadito in varie occasioni da Confagricoltura - ricorda l’organizzazione degli imprenditori agricoli - occorre garantire un sistema di rilevazione idoneo a quantificare il peso delle altre fonti di inquinamento, come quella civile, al fine di evitare che le cause dell’eutrofizzazione siano attribuite ingiustamente e totalmente al settore agricolo e si concentrino solo su di esso tutti gli aggravi normativi e tecnici. Sistema indispensabile anche per valutare in futuro i miglioramenti che diano la possibilità di revocare la designazione di vulnerabilità».

«Più in generale - conclude Confagricoltura - la questione relativa alla gestione degli effluenti zootecnici ed al digestato proveniente dagli impianti di biogas, merita una maggiore attenzione al fine di evitare che una risorsa per l’agricoltura italiana, si trasformi in un problema, attraverso normative restrittive che ne ostacolano la utilizzazione agronomica e quindi la possibilità di restituire al terreno la sostanza organica».