L'Irlanda resiste al pressing franco-tedesco

Il Neo premier Kenny irremovibile sulla difesa delle basse tasse societarie. Il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha cercato di minimizzare il disaccordo

BRUXELLES - Enda Kenny, neo primo ministro irlandese, ha avuto un difficilissimo battesimo del fuoco durante il negoziato con i colleghi capi di Stato e di governo europei, litigando in particolare con il presidente francese Nicolas Sarkozy e con il cancelliere tedesco Angela Merkel, durante il vertice dell'Eurozona ieri sera a Bruxelles.

Lo scontro, durissimo, si è protratto per ore, con Sarkozy e Merkel che chiedevano almeno un impegno di principio di Dublino a favore di una maggiore armonizzazione fiscale, in cambio della riduzione dei tassi d'interesse (al 5,8%, in media), e forse anche di un riscadenzamento del rimborso, del prestito da 85 miliardi di euro contratto con il Fondo salva-Stati (Efsf) per finanziare il piano di salvataggio delle banche e di risanamento del bilancio pubblico, dopo la gravissima crisi dell'autunno scorso.

Kenny è rimasto irremovibile, considerando di non poter cedere neanche un centimetro sull'intoccabilità del livello bassissimo (12,5%) delle tasse societarie in Irlanda, considerato, a torto o a ragione come un interesse nazionale primario e la più preziosa risorsa per la prosperità del Paese. Il premier ha rifiutato anche di discutere le proposte di armonizzazione europea non dei tassi d'imposizione, ma della base imponibile della fiscalità delle imprese.
Così il vertice, che attorno alle 20 aveva già conseguito un accordo di principio sul nuovo 'Patto' per l'Eurozona, e che era stato previsto potesse concludersi attorno alle 22, è continuato per ore con vari tentativi di mediazione, tutti andati a vuoto, fino all'1.30 circa del mattino.

«Non abbiamo potuto decidere niente per l'Irlanda, perché non eravamo soddisfatti di ciò che ha proposto. Per questo - ha spiegato la Merkel, chiaramente irritata, alla fine del vertice - la riduzione dei tassi d'interesse è stata decisa solo per la Grecia». Atene, che ha dimostrato di stare rispettando il suo programma di risanamento finanziario e di privatizzazioni e riforme strutturali, è stata 'premiata' con il taglio di 100 punti base (dal 5,2% al 4,2%) degli interessi che paga per il prestito ottenuto dai partner dell'Eurozona, e con un riscadenzamento del rimborso da cinque a sette anni e mezzo.

Il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha cercato di minimizzare il disaccordo, sottolineando che l'Irlanda «ha sottoscritto le disposizioni e i princìpi ripresi nel 'Patto per l'Eurozona' nel capitolo sul coordinamento delle politiche fiscali»; tuttavia, ha aggiunto poi «gli irlandesi non hanno rispettato tutte le condizioni richieste, e dunque non potranno beneficiare di tassi d'interesse più bassi». Quali erano queste condizioni? «Avevamo chiesto loro - è stata la risposta di Van Rompuy - un impegno costruttivo per il coordinamento fiscale, nella cornice del Patto». La risposta di Dublino è stata negativa, e la frase sul coordinamento fiscale (che è già molto meno dell'armonizzazione) è stata modificata aggiungendo un altro 'cuscinetto', per cui ora si parla di «coordinamento delle politiche fiscali».

Enda Kenny, da parte sua, ha osservato che al vertice «non è stato possibile raggiungere un accordo per l'Irlanda. Spero - ha concluso - che le discussioni continuino intensamente nelle prossime settimane», in vista del prossimo vertice Ue, il 24 e 25 marzo.