18 maggio 2024
Aggiornato 16:00
«La crisi non è finita»

Tremonti: con le banche salvati anche gli speculatori

Il ministro dell'Economia a Parigi: «Gli Eurobond? Questione politica, non tecnica». E cita Churchill: «L'Europa risorga»

PARIGI - Giulio Tremonti va all'attacco del sistema finanziario e critica i risultati della gestione internazionale della crisi. Una crisi che - secondo il ministro dell'Economia - non è ancora finita ed è stata affrontata salvando le banche e gli speculatori (tranne in Italia), riportando così le cose «al punto di partenza». Ora, ha detto, «tutto sembra andare bene, ma ne siamo sicuri?».
Per il suo nuovo affondo contro le banche e la speculazione Tremonti ha scelto la platea di un seminario internazionale sul 'nuovo capitalismo' organizzato dal governo francese, davanti a ministri dell'Economia (tra cui la francese Christine Lagarde e l'inglese George Osborne), economisti di primo piano (Jeffrey Sachs e Jean-Paul Fitoussi) e premi Nobel (Joseph Stiglitz).

«Nella Grande Depressione di questo secolo - ha attaccato Tremonti - il denaro dei contribuenti è stato usato per finanziare le banche, perchè le banche erano sistemiche. Anche se, piccolo dettaglio, anche la speculazione nelle banche è sistemica. Così sono state salvate le banche, e con le banche la speculazione. E infatti - ha sottolineato -siamo tornati quasi al punto di partenza. Non è però il caso dell'Italia, dove il denaro pubblico non è stato usato, o solo in minima parte e in via di restituzione, per le banche».

All'inizio della crisi, ha ricordato poi con ironia, nel confronto con gli altri ministri finanziari «ho proposto di nazionalizzare le banche, ma mi è stato risposto: non possiamo, siamo socialisti». La debolezza dell'Europa - secondo Tremonti - in questa difficile fase di post-recessione, è dovuta all'incapacità di muoversi unita in una «logica federale», mentre gli altri blocchi continentali (Usa, Asia, America Latina) sono sempre più coesi. «Se si guarda alla mappa geopolitica del mondo - ha detto - è facile vedere che le interazioni e la competizione sono tra blocchi continentali: è la fine dell'era degli Stati nazione. Ma l'Europa, nonostante sia il blocco più grande, più ricco e storicamente più forte, non è ancora un blocco».

«È come vivere in un videogame - ha spiegato il ministro riproponendo un'immagine usata spesso durante la crisi - compare un mostro, lo combatti, lo vinci, ti senti rilassato e spunta un altro mostro più forte del primo». Per questo, l'Europa dovrebbe ritrovare slancio e coesione «in una logica federale» e - ha aggiunto - darsi la forza di «risorgere», come disse Winston Churchill nel 1946 dopo la seconda guerra mondiale.